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Verona, operai specializzati introvabili: il 49% delle assunzioni resta scoperto

di Matteo Scolari
Carenza strutturale di profili tecnici e tempi lunghi di selezione: il Veneto è tra le aree più in sofferenza. L’Ufficio Studi CGIA: in 4 colloqui su 10 non si presenta nessuno e per chiudere una ricerca servono quasi cinque mesi.

La stretta sugli operai specializzati rallenta le imprese veronesi e venete. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi CGIA su dati Unioncamere–Ministero del Lavoro (Excelsior), nel solo trimestre agosto–ottobre 2025 in provincia di Verona sono previste 30.600 entrate, ma la difficoltà di reperimento tocca il 49,2%, a conferma di un mismatch che rischia di frenare cantieri e produzioni. Nel quadro regionale, il Veneto evidenzia 126.880 assunzioni previste e un tasso di irreperibilità del 51,5%, tra i più elevati in Italia; nel Nordest guidano Trentino-Alto Adige (56,5%) e Friuli Venezia Giulia (55,3%).

Il problema non è solo quantitativo ma anche qualitativo: su 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti nel 2024, 840mila hanno riguardato operai specializzati (15% del totale), la categoria più difficile da trovare per le aziende. Nel 63,8% dei casi gli imprenditori segnalano forti criticità e, quando la ricerca va a buon fine, occorrono in media quasi cinque mesi per chiuderla. Ancora più allarmante il comportamento lato offerta: in quattro casi su dieci la selezione salta perché nessun candidato si presenta al colloquio.

Il cuore della domanda arriva dai comparti edilizia e manifatturiero. Nei cantieri mancano carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti, piastrellisti, palchettisti e gruisti/escavatoristi; nelle filiere venete del legno, del tessile–abbigliamento–calzature e della metalmeccanica sono quasi introvabili verniciatori, ebanisti, modellisti, confezionisti, tagliatori, orlatori, saldatori certificati, tornitori, fresatori, operatori CNC e tecnici di montaggio per assemblaggi complessi. Figure chiave per le catene produttive, che oggi risultano critiche anche nelle province “manifatturiere” del Veneto.

Alla radice del mismatch si sommano denatalità e invecchiamento della popolazione, un divario storico tra competenze scolastiche e richieste delle imprese e nuove preferenze generazionali: i giovani cercano più flessibilità, autonomia e tempo libero, accettano meno orari prolungati (specie nei weekend) e mansioni fisicamente gravose. Tendenze che, avverte CGIA, sono destinate a consolidarsi. In questo scenario, per Verona e per l’economia veneta, l’urgenza è accelerare su orientamento, formazione tecnica e upskilling mirato alle filiere locali, così da trasformare la domanda inevasa in occupazione stabile e crescita.

Guardando alla mappa nazionale, il Nordest primeggia per irreperibilità: tra le province spiccano Pordenone (56,8%), Bolzano e Trento (56,5%), Gorizia (56,1%); nel Veneto le criticità maggiori si registrano a Belluno (55,8%), Rovigo (54,4%), Padova (54,0%), Vicenza (53,9%) e Treviso (53,4%), mentre Venezia si ferma al 47,1%. Verona resta comunque sopra la media italiana (47,8%), segnale che il problema è strutturale anche nella nostra provincia. Nel trimestre considerato, il confronto tra aree metropolitane vede Milano con 115.280 assunzioni previste e Roma a 114.200; nel Mezzogiorno le difficoltà sono relativamente più contenute, con Caserta (39,3%), Salerno (38,3%) e Palermo (36,9%).

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