Prezzi al consumo: a Verona crescita contenuta, ma rimane attenzione su alimentari e bevande
di Matteo ScolariA giugno 2025 i prezzi al consumo hanno registrato un aumento annuo dell’1,7% a livello nazionale, in leggero rialzo rispetto all’1,6% di maggio. A Verona, invece, l’incremento è stato più contenuto, pari all’1,3%. Il primo semestre dell’anno si chiude quindi con un’inflazione leggermente superiore a 1,7% su base nazionale e appena sotto l’1,6% in città.
Tra le voci di spesa, a livello nazionale spiccano gli aumenti dei “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+3,6%) e dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+3,5%). A Verona, invece, l’aumento maggiore riguarda proprio questi ultimi, con un +3,6%, a conferma di una pressione sui beni di prima necessità. Particolarmente preoccupante è l’andamento del “carrello della spesa”: se a maggio l’incremento a Verona era dell’1,4%, a giugno ha raggiunto il 2,7%, un dato che merita attenzione.
Fra i prodotti alimentari, spiccano aumenti a due cifre per il burro (+17,5%), la frutta fresca o refrigerata (+12,7%), il cioccolato (+12,1%), il caffè (+24,6%) e il cacao e cioccolato in polvere (+26%). In controtendenza, olio d’oliva (-18,3%) e zucchero (-10,1%) registrano invece significative diminuzioni, anche se va ricordato che questi due prodotti avevano già subito forti rincari nel 2024.
Tra le cause principali dei rialzi, Federconsumatori segnala gli effetti climatici, l’aumento dei costi di trasporto e la riduzione della produzione in diversi settori. Secondo i dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un chilogrammo di burro a Verona costava a maggio 12,62 euro contro i 10,19 euro di un anno prima, mentre un chilogrammo di caffè aveva raggiunto 17,6 euro rispetto agli 11,46 euro di maggio 2024.
A livello regionale il Veneto si attesta al quarto posto per inflazione (1,7%), con Verona che si colloca all’undicesimo posto tra le città italiane, preceduta da ben venticinque capoluoghi. A livello veneto, Venezia (2,2%) e Padova (2,1%) mostrano aumenti superiori a quelli scaligeri.
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