Cresco: «Le istituzioni, locali e regionali, devono avere più coraggio»
di Matteo ScolariIl Lago di Garda è un patrimonio idrico, ambientale e turistico di valore incalcolabile. Ma per proteggerlo servono infrastrutture, visione e collaborazione istituzionale. Ne abbiamo parlato con Angelo Cresco, presidente riconfermato di Azienda Gardesana Servizi, AGS, realtà che gestisce i servizi idrici e ambientali di 20 Comuni gardesani.
Presidente, è stato da poco riconfermato alla guida di AGS. Qual è il suo sentimento?
Sono molto onorato della fiducia ricevuta da tutti i sindaci. Al tempo stesso sono consapevole dei miei limiti anagrafici, e intendo accompagnare il nuovo consiglio d’amministrazione fino al prossimo bilancio, per poi favorire un passaggio di testimone. Continuerò comunque a servire il territorio, perché il mio impegno non è mai venuto meno.
L’opera prioritaria di AGS è il collettore fognario. A che punto siamo?
Siamo a buon punto, ma servono risorse. Abbiamo già realizzato diversi tratti: da Villa Bagatta a Peschiera, da Ronchi al confine tra Lazise e Bardolino, fino al tratto più ammalorato tra Torbole e Navene. A luglio partiranno altri cantieri, scelti in modo da non disturbare il turismo. Uno dei tratti più costosi – 22 milioni – collegherà la Maraschina, al confine con Sirmione, al depuratore. Abbiamo messo in cantiere anche i progetti esecutivi per Torri e Bardolino. Ma ora i fondi sono finiti.
Il Ministro dell’Ambiente ha promesso nuovi finanziamenti. Novità in merito?
A febbraio erano stati annunciati 100 milioni aggiuntivi. Oggi sappiamo che 50 andranno a Brescia e 50 a Verona. È un passo avanti, anche se tardivo. I bresciani hanno finalmente deciso dove collocare il loro depuratore, ad Alfianello. Per noi resta prioritario ottenere nuove risorse al più presto. Mi auguro che i parlamentari veronesi si attivino. La Regione, invece, da cinque anni si dimentica del lago.
Federalberghi Garda Veneto ha proposto di destinare parte della tassa di soggiorno al collettore. Come giudica questa apertura?
La considero un gesto importante e concreto. Il presidente De Beni, assieme ai suoi predecessori, ha sempre sostenuto quest’opera. Anche una lettera formale è stata inviata a supporto della nostra azione. Serve un fronte comune: turismo, amministrazioni, cittadini. Il collettore è un bene pubblico che serve a tutti, residenti e visitatori.
Ci sono altri progetti oltre al collettore?
Certo. Abbiamo avviato un grande intervento di rinnovamento della rete idrica, come a San Zeno di Montagna e Peschiera del Garda. Inoltre, stiamo investendo su un progetto innovativo da quasi 20 milioni per la ricerca automatica delle perdite, cofinanziato dal PNRR. Permetterà di individuare in tempo reale le criticità nelle tubazioni, riducendo sprechi e interventi d’urgenza.
Salvaguardare il lago significa anche combattere l’inquinamento. Quali azioni avete intrapreso?
Abbiamo lanciato tre battaglie concrete. La prima contro i mozziconi di sigaretta, che impiegano fino a 10 anni per degradarsi e possono inquinare fino a 1.000 litri d’acqua. La seconda contro lo smaltimento illecito degli oli esausti, un problema diffuso anche tra alcuni operatori della ristorazione. Infine, abbiamo fatto presentare in Regione una proposta di legge per rendere obbligatoria la sanificazione delle barche prima dell’ingresso in lago, per fermare la proliferazione di specie aliene che alterano l’ecosistema.
Servono leggi e coraggio da parte delle istituzioni?
Assolutamente sì. Lo dico con franchezza: le istituzioni, locali e regionali, devono avere più coraggio. Senza edilizia residenziale accessibile, senza una visione urbanistica, senza leggi a tutela dell’ambiente, rischiamo che il Lago di Garda diventi solo un contenitore per turisti, svuotato dei suoi cittadini. E con gli affitti brevi fuori controllo, chi lavora rischia di non potersi più permettere di vivere qui.
Un appello alla politica?
Serve una nuova responsabilità. Oggi il povero può essere anche chi lavora otto ore al giorno, ma non riesce a pagarsi l’affitto. È inaccettabile. Lo ripeto: il lago è un bene pubblico, e salvaguardarlo significa pensare al futuro dei nostri figli e nipoti. Le opere servono, ma serve soprattutto una cultura nuova, basata sulla collaborazione e sulla visione di lungo periodo.
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