UniCredit-Banco BPM: via libera condizionato del governo all’OPS
di Matteo ScolariIl Consiglio dei Ministri ha dato il via libera condizionato all’offerta pubblica di scambio (OPS) di UniCredit su Banco BPM, un’operazione da 14 miliardi di euro che promette di cambiare gli equilibri del settore bancario italiano. La decisione è arrivata nella serata del 18 aprile, al termine di una riunione carica di tensione politica e istituzionale.
L’approvazione, tuttavia, è accompagnata da prescrizioni ancora non ufficialmente rese note, anche se indiscrezioni riportate da diverse agenzie di stampa indicano che i vincoli principali riguardano la rete di sportelli e la presenza dell’istituto in Russia. Secondo fonti citate da Reuters, tra le condizioni poste dal governo ci sarebbe la richiesta a UniCredit di abbandonare la Russia il prima possibile, una posizione che riflette la pressione esercitata già da tempo dalla Banca Centrale Europea a seguito dell’invasione dell’Ucraina.
Andrea Orcel, CEO di UniCredit, ha dichiarato che l’istituto ha già cominciato a ridurre la propria esposizione nel Paese, ma ha anche sottolineato di non voler danneggiare gli azionisti svendendo gli asset in assenza di una valorizzazione equa. UniCredit, che prevede di lanciare ufficialmente l’OPS il prossimo 28 aprile, si è comunque riservata la possibilità di rinunciare alle condizioni e uscire dall’operazione entro il 30 giugno.

Nel frattempo, si è consumato un braccio di ferro interno al governo. La delegazione di Forza Italia, presente al tavolo del Cdm, ha espresso forti riserve e fatto mettere a verbale le proprie perplessità sulla legittimità giuridica del ricorso alla golden power in questo contesto. L’obiezione principale verte sul fatto che, pochi giorni prima, il governo non si era espresso sull’OPS di MPS su Mediobanca, ritenendo che trattandosi di due istituti italiani non sussistessero motivi per un intervento. Per Forza Italia, la scelta di esercitare un potere speciale sull’operazione UniCredit-BPM appare quindi contraddittoria e potrebbe generare un pericoloso precedente per la politica industriale nazionale.
A monte della decisione, il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio (DICA) aveva trasmesso nei giorni scorsi al Cdm una serie di indicazioni tecniche, contenenti valutazioni sui rischi sistemici e di mercato connessi all’operazione. L’intervento si colloca nell’ambito dell’applicazione del cosiddetto “golden power”, cioè il potere dello Stato di opporsi o condizionare operazioni economiche ritenute sensibili per l’interesse nazionale, specialmente in settori strategici come banche, difesa, telecomunicazioni e infrastrutture critiche.
Resta da capire, ora, quali saranno i reali impatti dell’operazione sui territori, sul mercato del credito e sulla tenuta occupazionale. Ma è evidente che si tratta di una partita non solo economica, ma anche politica, destinata a rimanere al centro del dibattito per le prossime settimane.
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