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Umberto Pasqua: «Come Federvini siamo preoccupati, ma non spaventati»

di Matteo Scolari
Il consigliere nazionale Umberto Pasqua, presidente della storica cantina veronese che quest'anno festeggia il centenario, commenta la presa di posizione della federazione dopo l'annuncio dei dazi da parte di Trump.

L’annuncio dell’ex presidente USA Donald Trump di un aumento generalizzato dei dazi sulle importazioni ha avuto ripercussioni immediate sui mercati e ha sollevato forti preoccupazioni in molti settori strategici, in particolare l’agroalimentare. Tra i prodotti colpiti figura anche il vino italiano, fiore all’occhiello dell’export tricolore. Con oltre 2 miliardi di euro generati all’estero e 450 mila addetti coinvolti nella filiera, l’allarme lanciato da Federvini è più che giustificato. A commentare la situazione ai microfoni di Focus Verona Economia è stato Umberto Pasqua, consigliere nazionale della federazione, ma anche figura simbolo del vino veronese, presidente della storica cantina omonima.

Consigliere Pasqua, come accoglie l’annuncio dei nuovi dazi statunitensi?

La Presidente Pallini, in un suo recente commento, ha ben riassunto la nostra posizione: siamo preoccupati, ma non spaventati. I nostri vini sono venduti in oltre 70 Paesi e confidiamo nella forza del nostro brand. Di certo si tratta di una manovra pesante, con effetti ancora poco chiari: non è stato definito se i dazi riguarderanno tutti i prodotti di tutti gli Stati europei. In ogni caso ci stiamo già muovendo a livello istituzionale, siamo in contatto con il Ministro e confidiamo in una reazione decisa anche a livello europeo.

Quali saranno i vini più esposti a questa manovra secondo lei?

Probabilmente i vini premium subiranno meno contraccolpi. A soffrire saranno quelli di fascia media, in particolare quelli venduti nella grande distribuzione, che rischiano di superare soglie psicologiche come quella dei 10 o 15 dollari. Quando un vino supera certi prezzi, il consumatore americano potrebbe orientarsi altrove. Ecco perché è importante trovare un equilibrio.

Crede che ci sia margine per una trattativa?

Sì, penso che questa situazione non durerà a lungo così com’è stata annunciata. Trump ha fatto confusione, ha mischiato percentuali e ha persino incluso l’IVA nei suoi calcoli, cosa del tutto fuori luogo. Ha parlato alla sua base elettorale, ma su basi discutibili. La speranza è che gli incontri istituzionali possano portare a una mediazione. La prossima settimana, tra l’altro, il vicepresidente Vance sarà in Italia per incontrare la nostra Presidente del Consiglio. Vedremo se ne uscirà qualcosa di buono.

Il Vinitaly è ormai alle porte: come vi approcciate a questa edizione?

Con fiducia. Noi partecipiamo dalla prima edizione e negli ultimi anni abbiamo visto una crescita importante. Credo che Vinitaly sia destinato a restare la fiera di riferimento a livello internazionale, insieme a Wine Paris. Il ProWein di Düsseldorf, invece, rischia di ridimensionarsi. Certo, questa faccenda dei dazi non ci voleva: occuperà tanto spazio nei colloqui, togliendo attenzione ai prodotti e alle strategie future. Ma Vinitaly resta un evento grandioso, anche grazie a iniziative come Vinitaly and the City, che coinvolge la città in maniera spettacolare.

L’azienda Pasqua celebra quest’anno i 100 anni: che significato ha per voi questo traguardo?

È un traguardo che ci riempie d’orgoglio. Mio padre fondò l’azienda nel 1925, e negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un’accelerazione importante grazie all’ingresso della terza generazione. I miei figli stanno portando ottimi risultati. Abbiamo investito molto nella comunicazione e nella distribuzione: oggi abbiamo una rete di manager in tutto il mondo e una forte identità di brand. In momenti come questo, la forza del marchio è fondamentale. Il consumatore è attento e sa riconoscere la qualità e la serietà. Per questo continueremo a investire con determinazione.

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