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Donne manager in Italia: +101% dal 2008, ma la strada è ancora lunga

di Matteo Scolari
Nel 2023 il numero di donne dirigenti è aumentato del 5,1%, raggiungendo il 22% del totale. A Verona la crescita è del 4,7% rispetto al 2022.

Negli ultimi anni, la crescita delle donne manager in Italia è stata significativa, segnando un progresso importante verso la parità di genere nel mondo del lavoro. Secondo il Rapporto Donne 2025 di Manageritalia, basato sui dati INPS, nel 2023 il numero delle dirigenti nel settore privato è aumentato del 5,1%, mentre la componente maschile ha registrato un incremento più contenuto, pari all’1,9%. Complessivamente, la managerialità italiana è cresciuta del 2,6%.

L’analisi evidenzia una tendenza consolidata negli ultimi 15 anni, con un aumento del 101,5% delle donne dirigenti dal 2008 al 2023. Un trend che contrasta con il calo della componente maschile (-2,8%) e con una crescita totale più moderata (+9,6%). Oggi, le donne rappresentano il 21,9% del totale dei dirigenti, con un incremento costante rispetto agli anni precedenti (21,4% nel 2022, 20,5% nel 2021 e 19,1% nel 2020).

L’incremento della managerialità femminile interessa tutti i settori economici, ma con differenze significative. Nel terziario le donne dirigenti rappresentano il 25,8%, mentre nell’industria la quota si ferma al 16,5%. I comparti con la maggiore crescita nell’ultimo anno sono le attività professionali (+11,2%), le costruzioni (+8,3%), l’alloggio e ristorazione (+5,3%) e il trasporto e magazzinaggio (+4,5%).

Il terziario privato si conferma il comparto più “rosa”, con punte di 52,3% nella sanità e assistenza sociale, 34,4% nell’istruzione e 28,4% nelle altre attività di servizi. A livello territoriale, le province con il maggior numero di donne manager sono Milano, che guida la classifica con 10.987 dirigenti, seguita da Roma con 5.659 e Torino con 1.469. Ai primi dieci posti si trovano solo province del Nord, confermando un divario territoriale ancora presente nel mondo del lavoro.

La situazione in Veneto

Sì, nel Veneto il numero totale di dirigenti nel 2023 è 8.684, di cui 7.279 uomini (83,8%) e 1.405 donne (16,2%). La crescita rispetto al 2022 è stata dell’1,4%, con un aumento del 1,5% per le donne e dell’1,4% per gli uomini. Guardando alla crescita dal 2008 al 2023, i dirigenti totali sono aumentati dell’1,7%, con un calo del 7% tra gli uomini e un aumento del 96,8% tra le donne.

Tra le province venete, le più rappresentative in termini di numero di donne dirigenti sono:

  • Verona: 487 donne (21,1%), con una crescita del 4,7% rispetto al 2022
  • Padova: 258 donne (14,8%), con un aumento del 9,8% rispetto al 2022
  • Treviso: 226 donne (15,3%), con una crescita del 5,6% rispetto al 2022
  • Vicenza: 206 donne (12,1%), con un aumento del 6,2% rispetto al 2022
  • Venezia: 168 donne (16,4%), con un calo del 25,7% rispetto al 2022
  • Belluno: 42 donne (15,0%), con un aumento del 20% rispetto al 2022
  • Rovigo: 18 donne (12,1%), con una crescita del 20% rispetto al 2022

Il Veneto ha una percentuale di donne dirigenti inferiore alla media nazionale (21,9%), posizionandosi tra le regioni dove la parità di genere è ancora in forte sviluppo. Tuttavia, il tasso di crescita delle donne manager dal 2008 è molto alto (+96,8%), segnalando un importante cambiamento nel mercato del lavoro regionale.

Secondo Marco Ballarè, Presidente di Manageritalia, questi numeri dimostrano che il processo di inclusione è in atto, ma ancora incompleto: «Il costante avanzamento della managerialità femminile dimostra che la rincorsa è in atto, ma c’è ancora molto da fare. Dobbiamo continuare ad adottare politiche e azioni concrete che portino a una vera parità di genere. L’inclusione femminile non è solo una questione di equità, ma rappresenta un valore aggiunto per le imprese e per la società».

Marco Ballarè, Presidente di Manageritalia.

A sottolineare l’importanza della diversità come fattore di crescita è anche Cristina Mezzanotte (nella foto di copertina), coordinatrice dell’area DEI di Manageritalia: «L’inclusione non deve essere vista come un atto di buonismo, ma come una leva strategica per la competitività aziendale. I dati dimostrano che le aziende più inclusive ottengono migliori risultati in termini di produttività, fatturato e crescita. Il mondo del lavoro deve essere il punto di partenza per un cambiamento culturale che si rifletta in tutta la società».

Il Rapporto Donne di Manageritalia evidenzia come, in un periodo di crisi economica, le imprese abbiano compreso l’importanza della managerialità femminile per affrontare le sfide del mercato globale. Il numero crescente di donne dirigenti dimostra che l’inclusione non è solo un valore sociale, ma anche un vantaggio competitivo per le aziende.

«Le donne manager sono una risorsa fondamentale per il futuro del nostro Paese. Le aziende devono continuare su questa strada, investendo in politiche di inclusione e pari opportunità per garantire una crescita sostenibile e duratura» – conclude Marco Ballarè.

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