Chiusura Borromini a Colognola ai Colli: FIOM Verona proclama sciopero e presidio
di Matteo ScolariA Colognola ai Colli, la storica azienda Borromini, specializzata nella costruzione di stampi per il vetro e la plastica, si avvia verso la chiusura definitiva. La decisione, comunicata dai fondi portoghesi Tangor e Teak, proprietari dell’azienda dal 2023, è stata resa nota durante un incontro in Confindustria Verona il 10 febbraio. Secondo i referenti aziendali, la Borromini sarebbe “tecnicamente fallita”, con un bilancio in perdita di 3 milioni di euro a fronte di un fatturato annuo di 5 milioni.
La FIOM Verona, insieme alla RSU aziendale, ha immediatamente proclamato uno sciopero di 8 ore con presidio davanti ai cancelli della Borromini, previsto per martedì 18 febbraio, per opporsi a questa decisione che mette a rischio 45 posti di lavoro.
Secondo Girolamo Bracco di FIOM Verona, la gestione della crisi da parte della proprietà è stata poco trasparente. Il sindacato aveva chiesto per tutto il 2024 un piano industriale, senza mai ricevere risposta. L’azienda è stata convocata solo nelle ultime settimane, con la comunicazione dell’intenzione di chiudere entro metà anno.
Nonostante la situazione economica critica, la Borromini vanta ancora un portafoglio crediti di 2 milioni di euro, in parte già riscossi da clienti come Valeo e Marelli. Tuttavia, i fondi portoghesi non hanno mostrato alcuna volontà di trovare soluzioni alternative, come l’utilizzo di ammortizzatori sociali o la ricerca di nuovi investitori.
«È inaccettabile che la Borromini venga chiusa senza nemmeno tentare una ristrutturazione. Stiamo parlando di 45 lavoratori altamente qualificati, molti dei quali intorno ai 50 anni, che rischiano di trovarsi senza alternative occupazionale» – ha dichiarato Girolamo Bracco, sottolineando la gravità della situazione per il tessuto produttivo locale.
La chiusura della Borromini rappresenta il secondo colpo in pochi mesi per l’economia di Colognola ai Colli, già segnata da altre crisi aziendali nel settore metalmeccanico. Il sindacato ha richiesto un incontro con l’Unità di Crisi, che si terrà mercoledì 19 febbraio, per cercare possibili soluzioni.
L’assenza di alternative alla chiusura, la mancata attivazione di strumenti di salvaguardia dell’occupazione e il disinteresse per il futuro dei dipendenti hanno acceso la mobilitazione sindacale. Il presidio di martedì 18 febbraio sarà il primo passo per cercare di ottenere un confronto serio sulle prospettive dello stabilimento e la tutela dei lavoratori coinvolti.
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