Agroalimentare (e vino) alla sfida del futuro: qualità, sostenibilità e innovazione
di Matteo ScolariNella 20^ Settimana Veronese della Finanza, il settore vitivinicolo è stato al centro di discussioni che hanno visto protagonisti i massimi rappresentanti di consorzi e cooperative che, con orgoglio, conducono il vino italiano nei mercati di tutto il mondo. In studio i presidenti di Coldiretti Verona e Confagricoltura Verona, Alex Vantini e Alberto De Togni, assieme al vicepresidente di CIA Verona Mirko Sella e del consulente di Latte Verona Giambruno Castelletti.

Le voci, tra le altre di Pierluigi Guarise di Collis Veneto Wine Group, Stefano Faedo del Consorzio Arcole DOC, Roberta Bricolo per il Custoza, Stefano Sequino delle Venezie DOC, Fabio Dei Micheli del Consorzio di Tutela Bardolino DOC, Federico Zampicinini, direttore commerciale di Cantine di Verona e Fabio Zenato, per il Lugana, si sono unite per delineare un quadro comune: la qualità italiana è ancora sinonimo di valore sui mercati internazionali, ma oggi più che mai richiede impegno su nuovi fronti. A fronte di un mondo sempre più turbolento, il settore guarda avanti puntando su sostenibilità, innovazione e diversificazione dei mercati.

Le sfide non sono poche. L’export, che da anni traina l’intero comparto agroalimentare italiano, mostra segni di rallentamento, soprattutto per il peso delle incertezze economiche globali. Negli Stati Uniti, primo mercato di riferimento per il vino italiano, il periodo pre-elettorale lascia sospeso il tema dei dazi, rendendo meno stabile un mercato già indebolito dall’inflazione e dall’aumento dei tassi di interesse. Anche la Germania, come ha sottolineato Federico Zampicinini, vive una crisi che ne riduce la capacità d’importazione. I produttori, però, rispondono con visioni pragmatiche e strategie che puntano su innovazione e mercati emergenti.

L’Italia che vende qualità e sostenibilità: il nuovo volto del Made in Italy
A detta dei protagonisti del settore, non c’è compromesso possibile sulla qualità. Pierluigi Guarise ha spiegato come Collis abbia investito per certificare oltre 400 produttori, garantendo un vino tracciabile e sostenibile in ogni fase produttiva. Questa scelta è chiara: il futuro del vino italiano sarà sostenibile o non sarà. Roberta Bricolo, presidente del Consorzio Custoza, ha sottolineato come le aziende vitivinicole si stiano strutturando per diventare vere destinazioni di accoglienza e formazione, capaci di offrire esperienze enoturistiche di qualità, valorizzando non solo i vini, ma anche i paesaggi e la cultura italiana.

Tecnologia e tradizione: la filiera si rinnova tra vendemmie notturne e investimentiinternazionali
Anche le tecnologie stanno cambiando il modo di fare vino. Stefano Faedo, presidente del Consorzio Arcole DOC, ha descritto l’innovazione delle vendemmie notturne, una pratica in crescita per preservare le caratteristiche organolettiche dei vini, proteggendo le uve dalle alte temperature. Questa sinergia fra tradizione e tecnologia rappresenta l’anima del vino italiano, un prodotto che trae forza dal proprio legame con la storia, ma guarda al futuro con l’innovazione.

L’espansione su nuovi mercati, dal Sudest asiatico al Sud America, è un altro punto fermo nelle agende dei produttori italiani, come spiegato da Stefano Sequino, direttore del Consorzio DOC delle Venezie. Le cantine non si limitano più a cercare nuovi clienti: stabiliscono avamposti locali, portano personale esperto e stringono collaborazioni strategiche per posizionarsi nei mercati emergenti con una presenza stabile e duratura.

Agricoltura italiana: una filiera che merita di essere protetta e promossa
Ciò che emerge dalle voci dei produttori è il sentimento di appartenenza al territorio e la necessità di mantenere forte il legame con la terra. Come ha ben spiegato Fabio Zenato, l’agricoltura rappresenta un presidio per la salvaguardia ambientale e sociale del nostro Paese. L’Italia ha il dovere di sostenere questi imprenditori che ogni giorno conciliano il valore delle tradizioni con l’urgenza di innovare, senza mai perdere di vista la qualità che il mercato globale chiede a gran voce.

In un contesto come quello attuale, è fondamentale che il sistema Paese fornisca a questi settori strategici il supporto che meritano, facilitando l’accesso al credito, promuovendo politiche di sostegno all’export e rafforzando la visibilità dei consorzi italiani all’estero. Solo così, il vino italiano potrà continuare a crescere, mantenendo il proprio ruolo di eccellenza nel panorama globale e contribuendo allo stesso tempo al prestigio e alla solidità del made in Italy.
Conclusione: un settore che insegna e rappresenta il meglio dell’Italia
In sintesi, dalla Settimana Veronese emerge un messaggio chiaro e incoraggiante: la filiera vitivinicola è pronta a rispondere ai cambiamenti del mondo con la forza delle proprie tradizioni e l’audacia dell’innovazione. Il vino italiano non è solo una bevanda, è un simbolo del nostro saper fare, della cura per il territorio e della capacità di rinnovarsi senza mai tradire le proprie radici. Una storia che, nonostante le difficoltà, continua a rappresentare il meglio dell’Italia.
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