Inflazione, Verona tra le città italiane meno colpite, ma i rincari ci sono

di Matteo Scolari
Secondo una recente analisi della CGIA di Mestre, la città scaligera ha segnato nell'ultimo anno un +0,6% contro un +1,9% delle città più care, tra cui c'è Venezia.

La provincia di Verona, nel contesto nazionale relativo all’inflazione, si distingue positivamente rispetto ad altre realtà italiane. A dirlo sono i dati comunicati dall’Ufficio studi della CGIA all’interno di una recente analisi che ha interessato molte città del Belpaese. Verona, infatti, ha registrato un aumento dell’inflazione dello 0,6% nell’ultimo anno, posizionandosi tra le province italiane meno colpite dal caro vita.

Nell’ultimo anno, le province italiane maggiormente afflitte dall’inflazione sono state Siena, Brindisi e Venezia, tutte con un incremento dell’1,9%. Queste località, note per la loro forte vocazione turistica, hanno subito un significativo aumento dei costi nei settori dei servizi ricettivi, della ristorazione, dei trasporti e degli affitti. Benevento, con un incremento dell’1,8%, e Napoli, con un 1,7%, seguono a ruota, evidenziando come le dinamiche inflazionistiche abbiano colpito in modo particolare le aree ad alta densità turistica e di servizio.

Nonostante l’inflazione più contenuta, Verona non è rimasta immune ai rincari, specialmente in alcuni settori specifici. Tuttavia, l’aumento dello 0,6% è significativamente inferiore rispetto alla media nazionale e a molte altre province, dimostrando una relativa stabilità dei prezzi sul territorio veronese.

Verona di sera.

A livello nazionale, l’inflazione si è mantenuta sotto il 2% negli ultimi sette mesi e, secondo la Commissione Europea, è prevista un’ulteriore riduzione al +1,6% per quest’anno, rispetto al +5,9% del 2023 e al +8,7% del 2022. Questo dato è nettamente inferiore alla media dell’UE, stimata al 2,5%, e solo la Finlandia prevede un tasso inferiore al nostro, con un +1,4%.

La diminuzione dell’inflazione a livello europeo ha portato ad un dibattito sull’opportunità per la Banca Centrale Europea di ridurre i tassi di interesse, attualmente al 4,5%, il livello più alto mai registrato nell’era dell’euro. La riduzione dei tassi potrebbe facilitare l’accesso al credito, in particolare per le piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto economico fondamentale di molte province italiane, inclusa Verona.

Se da un lato i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono diminuiti rispettivamente del 29,2% e del 21,6% nell’ultimo anno, rendendo le bollette più leggere, dall’altro lato alcuni beni di consumo hanno subito forti aumenti. Il prezzo delle patate è cresciuto dell’11,9%, i pacchetti vacanza del 17,2% e l’olio d’oliva ha registrato un impressionante aumento del 44,3%.

Questa dinamica ha avuto un impatto significativo sul bilancio delle famiglie italiane. Tra il 2021 e il 2023, la spesa media annuale delle famiglie è aumentata di oltre 4.000 euro, passando da 21.873 a 25.913 euro. Le voci di spesa che hanno maggiormente contribuito a questo incremento sono state l’abitazione e l’alimentazione.

Storicamente, l’Italia ha vissuto periodi di alta inflazione, come tra il 1973 e il 1984, quando il tasso medio annuo era del 16%. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’inflazione è stata generalmente contenuta, con eccezioni significative durante la crisi energetica recente. Oggi, nonostante la recente fiammata inflazionistica, i tassi restano inferiori a quelli dei decenni passati.

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