“Verona 2040”: «Non solo visione di futuro, pronti per un progetto concreto»

di Redazione
Gli imprenditori condividono strumenti e metodi con il Comune e la Provincia, confermando che lo sviluppo economico e sociale e l'attrattività del territorio sono i primi obiettivi, a partire dalla creazione della Marangona come centro di ricerca e area chiave per nuovi insediamenti.

Immaginare la Verona del 2040 e i temi di uno sviluppo non più rinviabile, tenendo conto di vantaggi e potenziali criticità. E su questi spunti pianificare uno sforzo comune per passare dalla visione a un progetto concreto che coinvolga più interlocutori. È lo schema, ambizioso ma realistico, che emerge alla fine di un lungo percorso di analisi e dialogo in cui ANCE Verona e Confindustria Verona hanno esplorato i punti di forza del territorio del futuro per uno sviluppo sostenibile. E che ora è necessario tradurre in pratica mettendo a fuoco e introducendo strumenti e metodi efficaci.

Riflessioni che – partite dalla ricerca affidata al Cresme e presentata la prima volta tre anni fa – non sono state affrontate solo dai promotori, ma sono state divulgate e “raccontate” ai cittadini durante Un’impresa di tutti, dibattito in 12 puntate andato in onda su TeleArena da febbraio fino a pochi giorni fa. Politici, amministratori, professionisti ed enti economici hanno concordato soprattutto su un obiettivo irrinunciabile: al centro di ogni traiettoria di crescita ci saranno le persone. Nell’ultima puntata i presidenti di ANCE Verona Carlo Trestini e di Confindustria Verona Raffaele Boscaini hanno valutato i risultati raggiunti fin qui e le prospettive insieme alla vicesindaca di Verona Barbara Bissoli, al presidente della Provincia Flavio Massimo Pasini e al direttore del Cresme Lorenzo Bellicini.

«I dati ci mostrano conferme e sorprese. Noi continuiamo a illustrarli», ha spiegato Carlo Trestini, «per accendere l’attenzione sul progetto Verona 2040, anche coinvolgendo i giovani che ne saranno protagonisti e destinatari. Ora occorre iniziare il percorso di un programma che guarda al futuro per occuparsi di economia e società, di urbanistica, ambiente, sviluppo tecnologico. Tra le idee è emersa l’importanza della Marangona come area chiave per lo sviluppo della città, economico ma non solo. Serve una visione dell’obiettivo, tavoli di lavoro e di confronto che portino soluzioni praticabili. Dopo tanti progetti possiamo passare alla fase operativa: un’occasione che il settore edile potrà cogliere con i grandi interventi infrastrutturali e logistici che cambieranno città e provincia, e le opere legate alla direttiva green che saremo chiamati ad attuare, fra rigenerazione e riqualificazione».

Carlo Trestini, presidente Ance Verona.
Carlo Trestini, presidente Ance Verona.

«Facciamo il punto su un progetto che nasce dall’analisi e dalle valutazioni del territorio per dare una prospettiva di crescita alla società veronese. Al primo posto le nuove generazioni», ha sottolineato Raffaele Boscaini, «perché dobbiamo valutare il calo demografico: quel 13% in meno di giovani che in pochi anni sono stati superati dagli over 64. Dobbiamo fare in modo che rimangano a Verona, e per trattenerli o accoglierli non basta più la città bella e ospitale, servono infrastrutture e imprese. In cima all’agenda sicuramente la Marangona è necessario fare di quest’area un brand. Non solo uno spazio ma un’idea di sostenibilità e innovazione. Le aziende e i centri di ricerca dovrebbero scegliere di venire qui per quello che offre e per quello che potrebbe rappresentare. Un luogo di spinta per il territorio e perché no per il paese. Così come sta cambiando il lavoro dobbiamo definire ipotesi per rendere la città più attrattiva, puntando sulla sostenibilità ad esempio con una mobilità che renda più agevole e più bello vivere e lavorare. Senza trascurare la forza del turismo su cui va aperta una riflessione per ampliare e destagionalizzare l’offerta coinvolgendo tutto il territorio e la generosità del terzo settore, che di Verona è una ricchezza e un vanto che non possiamo solo apprezzare ma che va sostenuto».

Raffaele Boscaini, presidente Confindustria Verona.
Raffaele Boscaini, presidente Confindustria Verona.

Per Barbara Bissoli «il progetto Marangona è ormai vicino alla ratifica dell’accordo di programma tra Comune, Provincia e Zai. Ascolteremo gli attori istituzionali ed economici per trasformare la zona in un’area per la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica, con un ecosistema produttivo e aperto alla valorizzazione ecologica, con caratteristiche di autonomia energetica e rispetto dei suoli: un modello che la renderà una grande risorsa per Verona. Sul metodo puntiamo alla concertazione delle scelte attraverso il confronto tra gli interessi pubblici e privati: un sistema già utilizzato per il Piano di Assetto del Territorio, con la partecipazione dei cittadini in modo che il decisore pubblico e amministrativo possa acquisire tutti i contenuti necessari per indicare la strada migliore».

Barbara Bissoli, vicesindaco di Verona.
Barbara Bissoli, vicesindaco di Verona.

«L’area della Marangona riveste un interesse strategico che va addirittura oltre Verona e il Veneto, e va progettata con una grande attenzione per i suoi effetti economici e sociali a lungo termine, a partire dalla natalità», ha confermato Flavio Massimo Pasini. «Richiederà ad esempio di pianificare le infrastrutture a cominciare dalle strade, per anticipare tempi e aspettative: attrarre persone senza affrontare i nodi del traffico sarebbe un errore. Di questo siamo consapevoli e attiveremo un dialogo costante con tutti per navigare sull’onda dello sviluppo senza esserne sommersi. In quest’ottica la Provincia si conferma l’indispensabile “casa dei Comuni”: discuteremo attraverso una conferenza di indirizzo temi e problemi, cercando la soluzione adeguata con l’impegno di tutti. Ma occorre tenere attivo il dialogo e fare manutenzione dei progetti: il 2040 sembra lontano, ma è ormai alle porte».

Il presidente della Provincia di Verona Flavio Massimo Pasini.
Il presidente della Provincia di Verona Flavio Massimo Pasini.

Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, ha confermato che i temi sono demografia e concorrenza con l’Europa. «Abbiamo punti a favore ma anche criticità che ci rendono meno competitivi. Andando verso il 2040 abbiamo già davanti tre grandi sfide. La prima è la demografia: Verona è la prima città del Veneto, ma la pandemia e l’aumento dei costi hanno spinto gli abitanti a lasciare il capoluogo. La seconda riguarda i problemi ambientali. La terza è la scarsa innovazione tecnologica e dei servizi. Vero che siamo al centro dei percorsi internazionali di merci e persone, ma le rotte logistiche stanno cambiando. Bisogna realizzare i progetti puntando a crescita e sostenibilità, e riqualificare la città per rendere competitivo il territorio anche in termini di macroarea. Collegare Verona e Vicenza, Mantova, Trento e Brescia potrebbe favorire quella che già oggi è la terza area economica del Paese dopo Milano e Roma. Verona è abituata a giocare da sola, ma è tempo di sentirsi corresponsabili della crescita. L’approccio sta finalmente cambiando e c’è capacità di fare. Verona 2040 va proprio in questo senso: andare oltre gli schieramenti per puntare a un traguardo comune».

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