Paolo Borchia cerca il bis in Europa

di Redazione
L'europarlamentare uscente della Lega ha presentato la sua candidatura al Liston 12 in vista del prossimo appuntamento elettorale. La Lega di Verona punta tutto su di lui.

(Di Beppe Giuliano). La Lega vuole raggiungere a Verona il massimo risultato nel Nordest alle prossime Europee. E lo fa rimandando in campo l’europarlamentare uscente Paolo Borchia, la figura di punta del movimento nel tessere la rete europea di Identità e Democrazia, il polo identitario che vuole sconfiggere l’asse Popolari-PSE alla guida della Commissione.

Rispetto ai temi delle Europee passate, la Lega punta ad entrare nei futuri meccanismi di guida dell’Unione «perchè Buxelles non può più essere il “cimitero degli elefanti”, il prepensionamento ben pagato di politici bolliti. Bruxelles impatta direttamente nelle nostre vite e dobbiamo cambiare questa Europa prima che lei cambi noi (come recita il claim scelto da Salvini) oppure ci faccia affondare per restare fedele alle sue scelte ideologiche».

A sostenere la candidatura di Paolo Borchia – famiglia di imprenditori nel settore del marmo, stakanovista nelle presenze a Bruxelles come agli eventi politici ed economici del suo collegio, fresco padre del suo secondo bambino – tutta la Lega veronese. «Questa è una chiamata imperdibile, dobbiamo andare tutti a votare: altro che astensionismo!» tuona il senatore Paolo Tosato; «Più si avvicinano le Europee e più si alza il fuoco di sbarramento contro di noi: un buon segno – rimarca Filippo Rigo, consigliere regionale -, vuol dire che la nostra coerenza è scomoda, che andiamo controcorrente nel difendere la nostra identità».

L’endorsement del Senatore Paolo Tosato

Lega: «Torniamo nel mirino, segno che diamo fastidio»

La partita è a Bruxelles («Come Identità e Democrazia non abbiamo uno spitzenkandidat, il candidato per la guida della Commissione; PPE e PSE giochino pure coi loro» sottolinea Borchia), ma è soprattutto nel Veneto dove è in gioco la leadership alle prossime Regionali nel 2025 e il metro di confronto saranno proprio le Europee.

E così la Lega veronese striglia le orecchie agli alleati del centrodestra e rivendica come «nelle battaglie sul futuro dell’Europa noi abbiamo mantenute le stesse perplessità di cinque anni fa, la stessa coerenza di comportamento e rivendichiamo il merito di aver denunciato per tempo una deriva ideologica che rischiava di mettere in ginocchio l’agroalimentare e rischia ancora di distruggere il comparto dell’auto. Casomai sono altri che, negli anni, hanno abbandonato questa posizione per diventare più “governativi” e oggi considerano maggioranze diverse».

Paolo Borchia, bene Pontida 2023
Paolo Borchia con Marine Le Pen

Paolo Borchia: «Abbiamo portato Verona dentro l’Unione»

Ma cosa intende fare Borchia se rieletto? «Personalmente rivendico il fatto di aver portato Verona a Bruxelles in tante occasioni: dai settori produttivi, all’Arena di Verona, al Vinitaly. Un lavoro, unito a quello per diffondere la cultura e l’utilizzo dei fondi europei per le imprese, che hanno reso Verona “di casa” nella capitale europea: un ruolo che ci viene riconosciuto anche delle nostre istituzioni diplomatiche.

C’è ancora molto da fare: dobbiamo difendere le potenzialità di Verona nel nuovo asse trasportistico legato alla galleria di base del Brennero: infrastruttura che rischia un ritardo nella sua realizzazione per colpa delle difficoltà austriache. Verona deve pensare in grande e non deve porsi limiti in quello che può realizzare in Europa. Io penso di aver dato il mio contributo e credo che abbiamo ancora molte cose da fare per ritornare ad avere un’Europa orgogliosa, attenta alle sue radici, vincente nel confronto con USA e Cina. Questa maggioranza, questo asse impersonificato dalla signora von der Leyen non sta ottenendo questo. Anzi, l’esatto opposto».

Ma la Commissione sembra oggi aver recepito la necessità di cambiare rotta…

«Sì, e questo mi fa proprio arrabbiare. Perchè per cinque anni – risponde Borchia – non ci hanno voluto ascoltare quando denunciavamo l’assurdità di imporre limiti alla nostra industria a tutto vantaggio dei nostri concorrenti. Adesso, a cinquanta giorni dal voto e coi trattori degli agricoltori in strada, fanno la parte di quelli che “comprendono le proteste”. Sono in malafede e continuano ad indebolire l’Europa che vuol dire indebolire ciascuno di noi, le nostre imprese, il nostro modello di vita».

Mario Draghi ed Enrico Letta (nella foto LaPresse qui sopra) hanno proposto delle soluzioni vicine a quanto sta dicendo lei ora…

«E’ imbarazzante vedere come chi per anni ha contribuito ad affossare il futuro dell’Europa oggi si erge a innovatore o salvatore. Come possono riproporsi? serve un cambio nelle persone e nell’approccio ai problemi. E serve dinamismo nei nostri europarlamentari. L’alternativa è veder affondare questo progetto e con lui tutti noi».

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