Vantini: «Anche l’olio sconta un freno, ma la qualità rimane elevata»

di Matteo Scolari
Il presidente di Coldiretti Verona è intervenuto al focus sui cambiamenti climatici, sottolineando come questi stiano modificando non solo la viticoltura, ma anche l'olivicoltura.

In un contesto di crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici e le loro ripercussioni sul settore agricolo, la Coldiretti Verona, insieme alla BCC Valpolicella Benaco Banca, ha organizzato un incontro di riflessione dedicato alle sfide e alle opportunità che il settore vitivinicolo affronta di fronte a tali cambiamenti. A pochi giorni dall’inizio del Vinitaly, abbiamo intervistato Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, per approfondire le strategie di adattamento e le prospettive future del settore nella regione della Valpolicella.

Presidente Vantini, come si inserisce Coldiretti nel contesto dei cambiamenti climatici che influenzano la viticoltura, soprattutto in vista del Vinitaly?

Il cambiamento climatico rappresenta ormai un’emergenza che incide su tutto il mondo agricolo, inclusa la viticoltura. Questa sera discuteremo con gli agricoltori della Valpolicella le possibili risposte a questa sfida, esplorando opportunità per una gestione agronomica più efficace che possa mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

In che modo i cambiamenti climatici stanno influenzando le pratiche di coltivazione nella Valpolicella?

Siamo in un territorio che ha sempre saputo adattarsi alle emergenze. Oltre alla questione della vendemmia quantitativamente scarsa, è fondamentale esplorare nuove tecnologie e approcci, come l’evoluzione assistita, che possano aumentare la resilienza delle piante a fattori come la siccità, senza perdere la diversità e le caratteristiche distintive del vigneto che influenzano la qualità del vino.

Oltre al vino, sembra che anche la produzione di olio stia attraversando un momento difficile. Qual è la situazione in Veneto?

Purtroppo, anche il settore dell’olio d’oliva sta affrontando difficoltà produttive, con una riduzione dei quantitativi che ha portato a un aumento del valore del prodotto. Nonostante la produzione veneta rappresenti solo una piccola frazione di quella nazionale, circa il 3%, la qualità e il valore aggiunto dei nostri prodotti rimangono elevati, offrendo alle imprese locali una leva per distinguersi.

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