Borchia: «L’industria italiana è penalizzata da questa Europa»
di RedazioneAl Parlamento Europeo è diventato il riferimento dell’industria e dell’agricoltura nazionale che negli ultimi anni hanno dovuto battagliare più volte con la Commissione. Paolo Borchia, europarlamentare della Lega, alla vigilia della Riunione ministeriale sull’Industria di Verona traccia una road-map su cosa resta da fare per salvaguardare il sistema-Italia.
«La nostra industria – spiega Borchia – è perennemente penalizzata da questa Europa. Pensiamo agli imballaggi: la Commissione europea presenterà al negoziato con i Governi uno studio d’impatto sull’applicazione del nuovo pacchetto che punta a superare il riciclo – in cui l’Italia è già all’avanguardia – a vantaggio del riuso. Una vera trappola per le imprese del Nord-est: soltanto per allestire la rete dei centri di raccolta dei vuoti servirebbero 3 miliardi di euro, a questi aggiungiamo altri 3 miliardi di mancati introiti per gli operatori del riciclo e un altro miliardo e mezzo delle materie prime recuperate che verrebbe meno.
Questo studio rappresenta un passo indietro rispetto al testo votato al Parlamento europeo nel quale ha prevalso il buonsenso grazie alla Lega. Con i nostri emendamenti, infatti, abbiamo, sventato l’ennesima “euro follia” green riuscendo a modificare un regolamento penalizzante. Ora ci riprovano. Non solo, è necessario fermare lo stop ai motori benzina e diesel imposto dall’Ue, altrimenti nel nostro Paese sarà una vera e propria strage di posti di lavoro.
È insensato continuare a bastonare le nostre imprese con una normativa cervellotica, l’Unione è responsabile di 7,5% emissioni a livello globale. La sostenibilità ambientale è inutile se non viene accompagnata da quella economica e sociale. Competitività e posti di lavoro vanno difesi, non messi a repentaglio favorendo, per giunta, interessi di altri Paesi e della loro economia, in primis dalla Cina. All’orizzonte un futuro difficile perché l’auto o diventerà un bene di lusso per pochi o ci saranno in circolazione solo auto cinesi».

E’ impossibile coniugare ambiente e imprese?
Dobbiamo riportare al centro le imprese e partire dalle loro esigenze per individuare le future politiche sul piano energetico. Per troppo tempo questa Europa ha calato dall’alto azioni che hanno sabotato intere filiere. Le sfide ambientali devono essere un’opportunità di sviluppo, non causa di fallimento. In un’ottica futura, mi auguro e come Lega lavoreremo perché nei prossimi 5 anni le politiche ambientali dell’Ue siano meno zelanti più realistiche: che ci sia l’impegno per l’ambiente ma che, contestualmente, si capisca e si riconosca che l’Europa al momento è protagonista per il 7% delle emissioni del gas serra e il restante 93% arriva da altri Paesi. Se si prosegue in questa direzione strozziamo la nostra economia. Non possiamo permetterlo.
Nelle scorse settimane gli agricoltori europei sono scesi in piazza…
Serve una vera modifica della PAC. È da mettere assolutamente in calendario per il 2024. Il nostro atteggiamento in Parlamento europeo è in linea con quanto richiedono i nostri agricoltori: non abbiamo appoggiato la Farm to Fork, ci siamo opposti al Green Deal, contrastiamo le norme figlie dell’epoca Timmermans. I fatti ci danno ragione.
Un agricoltore deve essere messo nelle condizioni di lavorare senza essere sussidiato. Per arrivare a questo bisogna rivedere, in maniera pesante, quelli che sono i rapporti tra i produttori e la grande distribuzione organizzata. Perché non può esserci un delta così ampio tra il prezzo a cui viene venduto un prodotto da parte di chi lo lavora e il prezzo che troviamo sullo scaffale. La prima priorità è questa.
Poi, fortunatamente il divieto alla carne sintetica è legge: la firma del Presidente della Repubblica è stata un segnale importantissimo, perfettamente in linea con la nostra costante battaglia, in Europa e in Italia, per impedire che vengano danneggiati allevatori e consumatori. Giusto la sinistra, miope e appiattita ai diktat europei, si ostina a volerci far mangiare una bistecca creata in laboratorio a discapito di sicurezza e il benessere alimentare.
Energia, è una debolezza continentale; è fattibile un ritorno ad un nuovo nucleare?
L’Italia non si sottragga al futuro e al progresso. Per troppo tempo il nostro Paese è stato ostaggio dei partiti del no, e ancora oggi paga anni di ottusa ideologia che hanno bloccato importanti prospettive di sviluppo. Ora bisogna tornare protagonisti, per questo diciamo sì al nucleare pulito e di nuova generazione, sì a nuovi reattori. Alla fine, anche l’Ue ha capito che quella del nucleare è la strada giusta da percorrere. Così dobbiamo fare anche noi: dopo decenni persi per colpa della sinistra e dei no, l’Italia non può più permettersi di restare fuori dalla crescita.

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