Vino, 50 cantine italiane incontrano a Belgrado 15 mercati target del sud-est Europa

di admin
Aleksandar Vučić, presidente della Repubblica di Serbia: «Grazie a Vinitaly, la più grande fiera del vino al mondo per aver portato alcuni tra i più rinomati produttori italiani». Maurizio Danese, AD Veronafiere: «Sud-est Europa area promettente che vale 320 milioni di euro di export per il vino italiano».

Con Vinitaly è iniziata nei giorni scorsi la missione commerciale del vino italiano alla seconda edizione di "Wine Vision by Open Balkan", la più importante fiera enologica nel sud-est dell’Europa, con oltre 600 espositori da 28 paesi. Alla manifestazione in programma fino a domenica 19 novembre, sono presenti 50 cantine italiane, in rappresentanza di 12 regioni: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto, che fa la parte del leone, con 21 espositori.
All’inaugurazione di Wine Vision by Open Balkan, il presidente della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vučić ha ringraziato Vinitaly «la più grande fiera del vino al mondo» per aver portato a Belgrado «importanti produttori italiani, tra i più rinomati a livello internazionale».
Vinitaly, infatti, in collaborazione con ICE Agenzia, guida la delegazione tricolore, riunita nell’Area Italia: più di 1.000 metri quadrati espositivi che per quattro giornate accolgono professionisti e opinion maker del settore, interessati a scoprire o approfondire le proposte del vino made in Italy. In calendario masterclass e degustazioni, ma anche un’agenda di incontri b2b con importatori e operatori per avviare nuovi contatti e valutare strategie e opportunità commerciali.
A “Wine Vision by Open Balkan” i buyer selezionati per le aziende italiane provengono da 15 mercati target: Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia Del Nord, Moldavia, Montenegro, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Turchia.
«Per il vino italiano il blocco continentale che parte dal Baltico e scende lungo i Balcani è uno dei più promettenti in chiave di consumi – spiega Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere, proprietaria e organizzatrice Vinitaly –. Oggi questi Paesi valgono 320 milioni di euro all’export, con tassi medi di crescita annua dal 2010 al 2022 nell’ordine del +10%. Il trend positivo registra addirittura un incremento nei primi sette mesi di questo problematico 2023, con un ulteriore balzo a valore di quasi il 20 per cento. Per questo con Veronafiere vogliamo aumentare il posizionamento e la penetrazione in questa macro-area, anche in chiave di reclutamento e incoming in vista del prossimo Vinitaly, dal 14 al 17 aprile 2024, dove tornerà la collettiva Open Balkan, dopo il successo di quest’anno».
Sono le bollicine la tipologia di vino italiano più esportata nei 15 Paesi del sud-est dell’Europa impegnati nei b2b in fiera a Belgrado, intese sia come frizzanti che come spumanti, con una quota complessiva di oltre il 55% sul valore generato. In fortissima crescita il Prosecco (30% del totale), esploso negli ultimi due anni soprattutto in Polonia e Repubblica Ceca. Questi ultimi sono nell’ordine i principali Paesi importatori di vino made in Italy con una quota che supera il 60% del mercato complessivo; seguono, Slovacchia, Romania e Albania.
Al taglio del nastro dell’Area Italia di “Wine Vision by Open Balkan”, oltre all’AD di Veronafiere, Maurizio Danese, erano presenti il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, l’ambasciatore d’Italia in Serbia, Luca Gori, il direttore della sede ICE di Belgrado, Antonio Ventresca, e il direttore commerciale di Veronafiere, Raul Barbieri.

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