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Transizione 5.0, Casartigiani: «Tagli inaccettabili, così si bloccano gli investimenti»

di Matteo Scolari
Dopo Confindustria e Confartigianato, anche Casartigiani Verona interviene contro il decreto fiscale: riduzione delle risorse e cambio delle regole mettono a rischio fiducia e crescita del sistema produttivo.

Si compatta ulteriormente il fronte delle associazioni di categoria veronesi contro le modifiche al piano Transizione 5.0. Dopo le prese di posizione di Confindustria e Confartigianato, anche Casartigiani Verona, presieduta da Luca Luppi, interviene con toni duri, denunciando l’impatto dei tagli e l’incertezza normativa che rischiano di frenare gli investimenti delle piccole imprese, cuore del tessuto economico locale.

Nel mirino c’è innanzitutto la riduzione delle risorse disponibili, considerate drastiche: il passaggio da 1,3 miliardi a 537 milioni di euro viene definito una vera e propria doccia fredda per il comparto artigiano.

«Il passaggio prospettato dal Governo per il 2026, che sostituisce il credito d’imposta con l’iperammortamento, penalizza in modo inaccettabile i piccoli imprenditori», sottolinea la dirigenza di Casartigiani Verona, evidenziando come il credito d’imposta rappresenti uno strumento più immediato e coerente con le esigenze di liquidità delle imprese. «Per le nostre realtà, il credito d’imposta è sempre stato lo strumento più rapido, vitale e accessibile per sostenere gli investimenti legati alla digitalizzazione e all’ammodernamento».

Il cambio di impostazione rischia quindi di incidere direttamente sulla capacità delle aziende di programmare nuovi interventi. L’iperammortamento, pur riconosciuto come misura valida, viene ritenuto meno efficace rispetto al credito d’imposta, soprattutto per le realtà di dimensioni ridotte che necessitano di strumenti più flessibili e immediati.

Al centro delle critiche torna con forza il tema della certezza normativa. Le spiegazioni fornite dal Ministero dell’Economia non bastano a rassicurare un comparto che, per investire, ha bisogno di stabilità e chiarezza. «I continui cambi in corsa sulle normative e la mancanza del decreto attuativo per il 2026 minano profondamente il rapporto di fiducia tra lo Stato e le imprese, bloccando di fatto gli investimenti», evidenzia l’associazione.

Una posizione che si inserisce in un quadro più ampio di forte preoccupazione nel territorio veronese, dove la transizione digitale ed energetica rappresenta una leva strategica per la competitività. Le imprese, infatti, avevano pianificato interventi importanti proprio sulla base delle misure previste dal piano 5.0, ora messe in discussione dal nuovo decreto.

In vista del confronto con il Governo, atteso nei prossimi giorni, Casartigiani Verona chiede un cambio di rotta deciso. «È imperativo garantire la totale copertura finanziaria per tutte le imprese che hanno fatto affidamento sulle promesse istituzionali e reintrodurre misure agevolative pensate su misura per la flessibilità richiesta dalle piccole imprese. L’innovazione e la transizione ecologica non possono e non devono subire battute d’arresto».

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