Imprenditoria femminile, Confartigianato: «Basta con gli interventi-spot. Servono misure strutturali»

di admin
In provincia di Verona le imprese artigiane femminili sono 4.160, su un totale imprese di 19.436, pari al 21,4%. Nel raffronto con il 2019 si registra un numero di attività artigianali “in rosa” aumentato dell’1,2%.

Le imprenditrici e in generale le donne venete e italiane fanno ogni giorno i conti con una carenza di politiche a favore dell’occupazione femminile e con un welfare che non aiuta a conciliare il lavoro con la cura della famiglia.

«Basta con gli interventi-spot: il futuro del nostro Paese dipende anche da quanto e come investiremo, con misure strutturali e stabili, per favorire la piena e duratura partecipazione delle donne al mercato del lavoro». Queste le parole di Elena Favero, Presidente di Confartigianato Donne Impresa Verona, in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne

«Anche grazie al Pnrr abbiamo un’occasione imperdibile – aggiunge Favero –, perché sostenere le donne contribuisce a valorizzare una parte qualificata del capitale umano. Le donne indipendenti sono maggiormente istruite: sono laureate quattro imprenditrici e lavoratrici autonome su dieci (41,1%) e la quota è quasi il doppio del 21,4% degli uomini. Senza dimenticare che, migliorare le condizioni lavorative delle donne sostenendo la natalità è fondamentale anche per contrastare gli effetti di un inverno demografico che stiamo vivendo da anni».

In provincia di Verona le imprese artigiane femminili sono 4.160, su un totale imprese di 19.436, pari al 21,4%. Nel raffronto con il 2019 si registra un numero di attività artigianali “in rosa” aumentato dell’1,2%. Le imprese artigiane femminili guidate da giovani under 40 sono 626, il 15% del totale artigiano, mentre le aziende artigiane femminili straniere sono 642. 

A livello regionale, le imprese totali femminili sono 96.772, pari al 20,5% del totale delle imprese attive a fine 2022. Sebbene la nostra Regione sia tra le prime per numero assoluto di imprese femminili attive, il tasso di femminilizzazione risulta tra i più bassi. Guardando, però, alle sole imprenditrici artigiane risultiamo al secondo posto, dietro alla Lombardia (65.381), per numero di donne che ricoprono cariche imprenditoriali nelle imprese artigiane, che sono 36.098 (-0,8% rispetto al 2021, registrando quindi una contrazione più contenuta rispetto al totale imprenditori artigiani (-1,8%).

«Siamo consapevoli di battere sempre sullo stesso tasto – aggiunge Barbara Barbon, Presidente regionale del Movimento Donne Impresa di Confartigianato – ma, il nostro Paese, deve attivare strumenti di conciliazione verso i quali non sembra esserci la giusta attenzione. Anche le straordinarie risorse messe in campo dal Pnrr, che entro il 2025 prevede 264.480 nuovi posti in asili nido e scuole per l’infanzia (0-6 anni), con una dotazione complessiva di 4,6 miliardi di euro di risorse, di cui 3 miliardi provenienti proprio dal Pnrr, sono a rischio per alcune criticità organizzative della Pubblica Amministrazione, che compromettono il raggiungimento dei risultati. In Italia sono 3.400 i Comuni con una grave carenza di asili nido, con un tasso di copertura compreso tra 0 e 11%, che non hanno partecipato ai bandi Pnrr; di questi il 50% sono troppo piccoli, a rischio sovradimensionamento (meno di 18 bambini tra 0 e 2 anni), mentre 1.700 comuni sono risultati inerti. In Veneto i comuni che non hanno partecipato sono stati 130: di questi, solo il 28,5% sono piccoli, mentre il restante 71% sono risultati inerti. Eppure nella nostra regione mancano oltre 8 mila posti per il raggiungimento del livello essenziale di prestazione». 

Per le donne di Confartigianato è anche necessario rafforzare la spesa sul welfare per famiglie e giovani: oggi, a fronte di 17,1 euro dedicati agli anziani 1 solo euro è per giovani e famiglie. Se in Veneto, per 240 mila over 65 anni non autosufficienti ci sono, complessivamente, 36.933 posti letto a loro destinati, significa che nell’85% dei casi sono i familiari a doversene occupare. “Da qui l’importanza di agire anche sulla leva della fiscalità – afferma la Presidente provinciale Favero – prevedendo la detraibilità delle spese sostenute per l’acquisizione di servizi a supporto dei lavori di cura e conciliazione vita-lavoro. Questo nella consapevolezza che il riconoscimento di detti costi rappresenterebbe un concreto incentivo di crescita per le donne imprenditrici. Nello specifico, riteniamo utile intervenire sull’incremento del limite di detraibilità dei costi sostenuti per gli addetti all’assistenza domestica e familiare: si rende necessario ampliare la portata delle agevolazioni fiscali, già presenti nell’ordinamento tributario, al fine di rendere concreta la conciliabilità tra lavoro e famiglia, anche nei confronti delle donne imprenditrici. Nell’ottica di rendere uniforme la normativa del settore si propone lo stesso trattamento fiscale, per le spese relative a tutte le figure professionali che possono coadiuvare la famiglia, sia sotto il profilo della detraibilità del costo sostenuto per la retribuzione, sia per quanto concerne la deducibilità dei contributi previdenziali datoriali”.

Per quanto riguarda l’impresa e il lavoro, la Presidente delle Donne di Confartigianato Verona, Elena Favero, sostiene che “non sono una questione di genere – le sue parole –. E’ tempo di sostenere il talento delle donne con una visione complessiva di rilancio economico e sociale. Non accontentiamoci delle quote rosa, che non sono la formula magica per risolvere il problema della parità di genere, degli interventi una tantum e di effimere corsie preferenziali. Il futuro dell’Italia dipende da politiche strutturali, sistemiche e coordinate per sostenere la propensione imprenditoriale e favorire l’occupazione, garantendo a tutti, donne e uomini, i servizi pubblici indispensabili per conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Lo sviluppo del nostro Paese è responsabilità di tutti. Donne Impresa Confartigianato continuerà a battersi per definire un contesto normativo e culturale che consenta alle imprese femminili a valore artigiano di esprimere al meglio i propri valori e potenzialità, di creare occupazione, generare innovazione, contribuire alla crescita economica e sociale”.

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