Mais, semine al via spinte dall’arrivo delle piogge
di adminL’arrivo delle piogge spinge gli agricoltori a prepararsi per le semine del mais. Dopo mesi di siccità, potrebbero esserci finalmente le condizioni favorevoli per procedere alla semina dell’”oro giallo” della Pianura Padana.
«Stiamo partendo – conferma Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Le previsioni sono di un aumento delle semine, anche in virtù dello sblocco da parte dell’Ue delle cosiddette aree ecologiche previste dal greening, ovvero il 5% della superficie a seminativi. La tendenza degli agricoltori sarà, dunque, quella di procedere con una produzione più sostenuta di cereali, in questo momento mais e soia, scongiurando la carenza di offerta sui mercati internazionali. Restano però tante incognite, a partire dai costi elevatissimi sia energetici che di concimi e prodotti per la semina, per finire con l’incertezza del mercato. Non sappiamo quanto ci verrà pagato il mais e se lavoreremo o meno in perdita. Certo è che i prezzi alti come sono oggi non possono rimanere, perché sono insostenibili per le filiere zootecniche».
Di sicuro gli allevamenti hanno urgente necessità di mais per l’alimentazione animale. Secondo l’ultimo report del Copa-Cogeca, il sindacato degli agricoltori europei, nell’Europa meridionale (Portogallo, Italia e Spagna) i mangimi sono disponibili solo per poche settimane e, sulla scia dell’Ungheria e della Bulgaria, altri Stati membri Ue stanno prendendo in considerazione azioni analoghe di protezionismo interno che potrebbero creare ulteriori strozzature al mercato. Inoltre l’Ucraina probabilmente non sarà in grado di raccogliere quest’estate, né pianterà il suo mais e i girasoli per il raccolto del prossimo anno. Ciò renderebbe difficile la situazione fino alla campagna agricola 2023.
«Le deroghe al greening sui terreni a riposo possono essere un’opportunità per recuperare produzioni – dice De Togni -, dato che il Veneto nell’ultimo decennio ha visto dimezzare la superficie di mais. Con il conflitto in Ucraina ora abbiamo raggiunto la consapevolezza di quanto sia importante preservare la filiera cerealicola e possiamo accorciare le distanze da quel livello di autosufficienza nazionale che resta, però, un traguardo lontano. Occorre tuttavia contenere il forte impatto economico derivato dall’impennata dei costi delle materie prime, dell’energia e del carburante, aggravata dal conflitto. Il decreto legge Ucraina, con 195 milioni destinati all’agricoltura, è stato un passo importante, ma non basta. Bisogna proseguire su questa strada potenziando le misure di supporto, così da permettere concretamente alle imprese agricole di poter contare su sostegni che le accompagnino verso l’uscita dalla crisi».
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