Fieragricola Verona scommette sulle energie rinnovabili: oltre 2 miliardi dal PNRR
di admin La 115esima Fieragricola ospiterà oltre 500 espositori diretti da 11 Paesi. Quest’anno scommette sulle energie rinnovabili per assecondare il percorso di transizione ecologica, che mira a raggiungere l’obiettivo “Emissioni zero” entro il 2050, secondo il progetto ambizioso del Green Deal, varato dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen.
Alla rassegna internazionale dedicata all’agricoltura, in programma a Veronafiere dal 2 al 5 marzo prossimi (preceduta l’1 marzo dal Summit internazionale per celebrare i primi 60 anni della Politica agricola comune), ampio spazio sarà dedicato al Salone delle energie rinnovabili da fonti agricole, ospitato nel padiglione 12 del quartiere fieristico.
Le energie rinnovabili in agricoltura rappresentano una soluzione efficace per ridurre le emissioni in atmosfera e favorire la transizione ecologica. Decisiva visto il panorama attuale dove si registra il boom dei prezzi dell’energia con pesanti percentuali in aumento. Le nuove soluzioni sostenibili si prospettano come la scelta vincente perché consentono di contenere l’impatto della bolletta delle imprese agricole.
Numerosi, inoltre, i benefici ambientali legati non soltanto alla riduzione della CO2, allo stoccaggio di carbonio e alla maggiore fertilità del suolo che si riesce ad ottenere adottando, ad esempio, soluzioni quali biogas e biometano.
L’interesse del mondo agricolo per le rinnovabili è più vivo che mai e Fieragricola offrirà un’ampia panoramica espositiva delle opportunità utili a sviluppare soluzioni multifunzionali di produzione di energia. Nel Salone delle energie rinnovabili da fonti agricole si troveranno le nuove frontiere del biogas e del biometano, dell’energia solare (fotovoltaico e agrivoltaico) e delle soluzioni per valorizzare le biomasse agricole e la filiera legno-energia.
Anche a livello di contenuti Fieragricola ha sviluppato in una specifica Area Forum dedicata alle energie rinnovabili (padiglione 12) convegni, workshop e approfondimenti (il programma completo è consultabile sul sito www.fieragricola.it), fra i quali:
-"Agrivoltaico, come far coesistere fonti rinnovabili e produzione agricola" di QualEnergia.it (mercoledì 2 marzo, ore 10:30);
-"Incentivi e opportunità per efficientamento energetico e rinnovabili nelle imprese agricole" (2 marzo, ore 14:30)
-"Esperienze e progetti di Agrivoltaico in Italia" di EtaFlorence (giovedì 3 marzo, ore )
-"Comunità energetiche per le aziende agricole" di QualEnergia.it (3 marzo, ore 11:30)
-"Approfondimento Dm Biometano" del Consorzio Italiano Biogas – Cib (3 marzo, ore 14)
-"Irrigazione solare accessibile, affidabile, conveniente per l’Europa e oltre" di SolAqua (ore 15:30, Sala B, Galleria padd. 11/12)
-"Farming for Future, presentazione Azione 6: Qualità e benessere animale" del Cib (venerdì 4 marzo, Area Forum padiglione 12, ore 11:30)
-"PNRR, misure agroecologiche e azienda agricola" del Cib (4 marzo, ore 14)
-"La rivoluzione elettrica in agricoltura" di Vaielettrico (4 marzo, ore 15.30).
«In una fase in cui il costo energetico è salito enormemente, il ruolo delle rinnovabili può aiutare, anche nel settore agricolo, dove accanto a biogas e biometano possiamo puntare per agevolare la transizione verde anche al fotovoltaico e alle bioenergie ottenute da materiale ligneo-cellulosico, con una gestione più attenta delle foreste – dichiara Sergio Piccinini, responsabile del settore Ambiente del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, uno dei poli di ricerca più attivi a riguardo -. Siamo consapevoli che i numeri delle bioenergie non sono ad oggi risolutivi, ma possiamo affrontare il tema con la consapevolezza che le rinnovabili sono già mature e pronte per giocare un ruolo importantissimo, anche in agricoltura».
Fondamentali, in tal senso, i fondi messi a disposizione dal Pnrr (2,2 miliardi per sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche): «Sarebbe strategico adottare una politica europea per le energie – conclude Piccinini -. In questo modo sarebbe possibile avere una visione comune in presenza di situazioni oggettivamente differenti fra gli Stati membri dell’Ue. Essenziale operare un cambio culturale, che richiede tempo, ma che può generare una svolta».
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