Con +5,6% vola l’alimentare spinto dalle festività ma occhio ai marchi tarocchi
di adminVola la produzione alimentare che fa segnare un aumento del 5,6% per garantire le forniture del Natale in cui tradizionalmente si verificano i valori più elevati di consumi di cibo e bevande di tutto l’anno.
E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’andamento tendenziale della produzione Industriale ad ottobre. La prospettiva di un Natale più normale con il ritorno della convivialità a tavola nelle case e nei ristoranti ha spinto l’attività produttiva nonostante gli effetti negativi dell’aumento dei costi energetici.
L’agroalimentare con regali enogastronomici, pranzi e cenoni è, infatti, la voce più pesante del budget che le famiglie italiane destinano alle feste di fine anno, dal Natale al Capodanno. La spesa alimentare è anche uno speciale indicatore dello stato dell’economia nazionale poiché l’agroalimentare, dai campi fino a negozi e ristoranti, è la prima filiera estesa dell’Italia con un fatturato di 575miliardi di euro. I risultati positivi ottenuti sul piano industriale devono però trasferirsi alle imprese agricole con una adeguata remunerazione dei prodotti che in molti casi si trovano tuttora al di sotto dei costi di produzione.
Attenzione però ai prodotti contraffatti, mina il mercato e la qualità del Made in Italy la percentuale crescente di prodotti Dop e Igp contraffatti. Il caso si fa spinoso soprattutto in relazione a quelli usati per la produzione di pizza: due pizze su tre servite in Italia sono ottenute da un mix di ingredienti provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. Dalla mozzarella lituana al concentrato pomodoro cinese, ma c’è anche l’olio tunisino e il grano ucraino.
A denunciarlo è la Coldiretti nel commentare l’operazione ‘Margherita Terza’ che ha portato i militari del Comando Carabinieri tutela agroalimentare a denunciare per frode in commercio i titolari di noti locali con l’accusa di aver servito pizze con prodotti spacciati per specialità a Denominazione di origine quando in realtà non lo erano.
Una frode che rappresenta un danno grave per un settore che vede ogni giorno in Italia sfornare circa 8milioni di pizze nelle circa 63mila pizzerie e locali per l’asporto, taglio e trasporto a domicilio dove si lavorano in termini di ingredienti durante tutto l’anno 200milioni di chili di farina, 225milioni di chili di mozzarella, 30milioni di chili di olio di oliva e 260milioni di chili di salsa di pomodoro.
Ma l’utilizzo di falsi ingredienti a denominazione di origine rappresenta anche un attacco alla “Dop Economy” nazionale ha messo segno un valore della produzione di 16,9 miliardi di euro e un export da 9,5 miliardi di euro con il contributo di oltre 180mila operatori, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea-Qualivita.
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