Maledette malelingue
di adminÈ di poche ore fa la notizia che ha scosso le ultime giornate piuttosto monotone della cronaca veronese. La Guardia di Finanza di Verona ha eseguito un sequestro preventivo per un importo complessivo di oltre 12 milioni di euro nei confronti di una società locale operante nel settore sportivo per una truffa ai danni della Prefettura relativa al servizio di accoglienza e assistenza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.
«Il provvedimento, – come si legge nella nota della stessa Prefettura – disposto dal Gip del Tribunale di Verona, Raffaele Ferraro, su richiesta del Sostituto Procuratore Maria Diletta Schiaffino, è stato emesso nei confronti di una società della provincia operante nel settore sportivo e del suo rappresentante legale, un imprenditore 60enne residente a Verona che è indagato, tra l’altro, per i reati di truffa aggravata nei confronti di un ente pubblico (la Prefettura), falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e turbata libertà degli incanti».
Anche se non è stato fatto il nome e cognome del 60enne residente a Verona e della sua società operante nel settore sportivo, l’identikit qualora giocassimo a “Indovina chi”, sarebbe di facilissima individuazione. In un attimo tutta la stampa locale e nazionale è arrivata a Gigi Fresco.
Le malelingue su di lui e su delle presunte irregolarità sulla gestione dei migranti per mezzo della sua cooperativa sociale, corrono veloci sulla bocca di molte persone, da anni. Quelle stesse bocche che oggi, anche dai palazzi scaligeri, stanno utilizzando tanto fiato per dire che avevano ragione. Può darsi, attenzione però.
Proprio ieri il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il testo del decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2016/343, per la parte relativa agli articoli 4, 5 e 10, afferenti al riferimento in pubblico alla colpevolezza, alla presentazione di imputati o indagati e ai mezzi di ricorso.
In pratica si ribadisce, restringendo il campo su una materia già normata, che il linguaggio in casi come quello capitato oggi non dovrà rappresentare l’indagato, arrestato o meno, l’imputato o l’indagato de facto, come colpevole finché non interverrà una sentenza passata in giudicato. E non solo. Le informazioni al pubblico dovranno essere fornite se strettamente necessario per motivi connessi all’indagine penale o per l’interesse pubblico, individuati con decreti motivati.
È giusto ribadirlo.
Fresco intanto si difende. Al Corriere di Verona ha dichiarato: «Abbiamo lavorato con la Prefettura prima e dopo quei bandi. Ci sono state tantissime ispezioni, andate a buon fine. Siamo convinti di aver agito regolarmente. Se ci sono state incongruenze nelle domande di partecipazione ai bandi, sono state fatte in buona fede».
Attendiamo il termine delle indagini, l’eventuale processo, le sentenze…e poi potremmo anche dare aria alla bocca.
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