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Vini dealcolati, boom previsto nel 2026: produzione italiana in crescita del 90%

di Matteo Scolari
A Vinitaly emerge il potenziale del segmento “no e low alcohol”: forte domanda nei mercati esteri e nuove opportunità di business per le imprese vitivinicole, mentre in Italia il mercato resta ancora agli inizi.

Verona si conferma centro nevralgico dell’innovazione nel settore vitivinicolo internazionale grazie a Vinitaly, la manifestazione in corso alla Fiera di Verona fino a mercoledì 15 aprile, dove l’Osservatorio Uiv-Vinitaly ha presentato un’analisi dedicata al segmento dei vini dealcolati e no-low alcohol (Nolo), destinato a registrare una significativa espansione nei prossimi anni.

Secondo lo studio, nel 2025 Germania, Regno Unito e Stati Uniti hanno generato nella grande distribuzione vendite di vini Nolo superiori a 1,2 miliardi di euro, per un totale di 160 milioni di bottiglie commercializzate. Numeri ancora contenuti rispetto al mercato globale del vino, ma sufficienti a delineare un segmento in rapida evoluzione e con ampi margini di crescita, soprattutto per i vini completamente alcohol-free, che mostrano performance migliori rispetto ai prodotti low alcohol.

L’Italia si appresta ora a entrare pienamente in questo mercato dopo anni di stallo legislativo che avevano costretto le aziende a destinare la produzione all’estero. Attualmente le quote di mercato dei vini dealcolati italiani si attestano attorno al 2,5%, prevalentemente in Germania e nel Regno Unito, ma il contesto è destinato a cambiare rapidamente. L’indagine condotta dall’Osservatorio sulla quasi totalità delle imprese nazionali coinvolte nel segmento prevede infatti un aumento produttivo del 90% nel 2026, con una forte vocazione all’export, che rappresenterà il 91% delle vendite, concentrate principalmente nel canale retail (77%). Inoltre, circa la metà delle aziende del campione intende avviare la produzione direttamente in Italia, con una particolare rilevanza per il Veneto, territorio leader del comparto vitivinicolo nazionale.

Dal punto di vista dell’offerta, le tipologie a listino mostrano una leggera prevalenza dei prodotti no-alcohol (54%), mentre cresce in modo significativo la categoria delle “bevande a base vino”, passata dal 3% del 2025 al 27% attuale. Tra i mercati di riferimento spiccano il Nord America – in particolare Stati Uniti e Canada – e i Paesi Dach (Germania, Austria e Svizzera), mentre tra le nuove destinazioni emergono Messico, Polonia, Cina, oltre alle aree del Medio Oriente e dell’Africa.

L’analisi dell’Osservatorio, basata su dati Nielsen-IQ e Iwsr, evidenzia inoltre come gli spumanti “zero” stiano intercettando con maggiore efficacia le dinamiche positive del mercato internazionale, registrando nel Regno Unito una crescita del 24% (con i prodotti italiani a +17%) e negli Stati Uniti un incremento del 15%, con performance particolarmente brillanti per le etichette italiane (+200%).

Le motivazioni che spingono i consumatori verso i vini Nolo restano principalmente legate alla salute, ma cresce anche la percezione di una maggiore qualità del prodotto e di una più ampia consapevolezza della categoria, fattori che oggi rappresentano il 35% delle scelte di consumo. Permane tuttavia una certa resistenza legata al gusto, ancora considerato un limite dal 25% dei potenziali clienti.

Paolo Castelletti.

«Ma il tema del gusto – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi – con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra – sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici».

Diverso il quadro del mercato domestico, dove il consumo rimane ancora marginale. Il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara infatti di non aver acquistato un prodotto no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i consumatori più maturi. Tra le principali motivazioni di consumo emerge la necessità di guidare, indicata dal 50% degli intervistati (56% tra i GenZ). Anche il canale della ristorazione appare ancora poco ricettivo: il 71% dei ristoranti dichiara di non essere interessato a inserire vini dealcolati in carta, mentre solo il 3% afferma di averli già adottati con successo.

«Per Vinitaly è importante cogliere ogni potenzialità di business – ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Per questo, assieme a Unione italiana vini, abbiamo sviluppato NoLo Vinitaly Experience, un’area dedicata proprio ai vini no e low alcol, con espositori specializzati e un calendario strutturato di degustazioni e masterclass».

Federico Bricolo.
Federico Bricolo.

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