Le code agli sportelli rallentano l’economia

di admin
Secondo un sondaggio della CGIA di Mestre, anche le code agli sportelli pubblici rallentano lo sviluppo economico. Fenomeno in aumento negli ultimi 20 anni ma con la pandemia stanno aumentando le procedure online

Lo sviluppo economico è frenato anche dalle code dei cittadini agli sportelli pubblici: è quanto rivelato dall’ultimo sondaggio della CGIA di Mestre.
In Veneto come nelle altre regioni, la fila ha continuato ad allungarsi fino all’arrivo del Covid che ha rappresentato una battuta d’arresto e agevolato le pratiche online.
Idealmente, è come se, tra il 1999 e il 2019, la fila si fosse allungata in entrambi i casi di 15 persone. Il Covid ha tagliato le code, ma si sono allungati i tempi di erogazione dei servizi: meno code ma tempi di risposta più lunghi da parte della pubblica amministrazione.
Complice il ricorso di molti addetti allo smart working, tanti enti hanno chiuso gli sportelli e hanno opportunamente iniziato a lavorare su prenotazione. In Italia sono un milione e mezzo i dipendenti pubblici che lavorano ancora da casa.
Secondo i sondaggi della CGIA, i tempi di attesa in Veneto sono tra i più brevi.
A livello territoriale le situazioni più difficili si registrano nel Centro-Sud. Presso gli sportelli delle ASL i tempi d’attesa più lunghi si sono si sono verificati in Calabria (70,9 persone intervistate su 100 sono state in fila più di 20 minuti), in Sicilia (70,9) e Campania (66,7).
Le attese in coda agli uffici anagrafe, invece, si sono fatte sentire in particolar modo nei Comuni ubicati nel Lazio (50), in Sicilia (40,1) e in Puglia (33,1).
Tra le realtà regionali più virtuose notiamo, in entrambi i casi, Veneto, Valle d’Aosta e, in particolare, Trentino Alto Adige. Nella nostra regione le persone, che hanno denunciato di aver subito, negli ultimi 20 anni, un aumento della fila, presso l’ASL sono salite da 26,8 su 100 intervistati a 41,5 su 100 (+54,9%).
Quelle che, invece, hanno segnalato lo stesso disguido, ma di fronte allo sportello dell’anagrafe, sono passate da 5,5 su 100 intervistati a 19,6 su 100 (+256,4%).
A lamentarsi, comunque, non sono solo i cittadini, ma anche il sistema produttivo: per 9 imprenditori su 10, infatti, la pubblica amministrazione italiana presenta procedure rallentate in relazione alle aziende.
Nessun altro paese dell’Area dell’Euro ha registrato uno score così negativo. Rispetto alla media dei 19 Paesi monitorati, l’Italia sconta un differenziale di ben 18 punti percentuali in più.
Il coacervo di norme, di regolamenti e di disposizioni varie presenti in tutti i settori continuano a ingessare il Paese, rendendo la vita impossibile, soprattutto a chi vuole fare impresa o, come nel Veneto, ha una grande vocazione all’export, che lo costringe a rapportarsi quotidianamente con concorrenti che, invece, possono contare su pubbliche amministrazioni molto più efficienti della nostra.

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