Coldiretti Veneto e il no al fotovoltaico a terra
di admin«Le 24mila firme di cittadini veneti, consegnate al Consiglio regionale, per dire no al fotovoltaico a terra non devono essere sottovalutate: sono l’espressione della volontà dei cittadini, che vivono in una regione fortemente agricola e turistica, il Veneto, in cui la bellezza dei territori, la cura delle campagne e delle montagne, sono prevalentemente opera degli imprenditori agricoli».
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Gli under 30 di Coldiretti, da nord a sud, riconoscendo l’importanza di promuovere l’energia pulita, che è non inquinamento e, al tempo, risparmio, stanno chiedendo alle Istituzioni di investire nelle fonti rinnovabili, tenendo conto del ruolo fondamentale dell’agricoltura, quale comparto essenziale nella produzione di beni e servizi a favore della collettività.
In Veneto, sono attivi, secondo Coldiretti, circa quattromila impianti fotovoltaici, installati sulle coperture delle stalle, contribuendo a ridurre l’inquinamento atmosferico della Pianura Padana, ed evitando l’immissione in atmosfera di oltre 113 milioni di tonnellate di CO2. Tale energia pulita, oltre a soddisfare gli autoconsumi aziendali, viene scambiata con le altre imprese e famiglie del territorio.
«Senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra, tutto questo verrebbe compromesso – continua Vantini –. Servono strumenti legislativi, per identificare le aree idonee ad accogliere i pannelli solari, come aree dismesse, strutture non più utilizzate, tetti, cave non più usate. Il consumo di suolo agricolo, destinato al fotovoltaico a terra, minaccia il futuro alle nuove generazioni di agricoltori», insiste Vantini.
Poi aggiunge: «Da imprenditore agricolo e da rappresentante di migliaia di giovani agricoltori veneti, che volendo fare agricoltura, lavorare la terra, allevare animali, curare l’ambiente, fare cibo buono e sano, non posso permettere che suolo, vocato all’agricoltura, venga utilizzato, in altro modo e sottratto agli agricoltori. Noi giovani agricoltori vogliamo essere protagonisti di progetti di sviluppo sostenibili, per la gente e per i nostri territori, non corresponsabili del consumo del suolo e della distruzione della bellezza e vogliamo, noi stessi, essere protagonisti, nella produzione energetica green. Vogliamo essere in prima linea, nella creazione di lavoro e di occupazione nel settore agricolo. Nello spazio di un anno, dal 2019 al 2020, sono spariti 682 ettari di verde, portando il Veneto al secondo posto. in Italia, per consumo di suolo, e Verona, in seconda posizione tra le province venete: quanto terreno fertile vogliamo ancora distruggere?».
Un tema molto importante, dunque: consumare meno suolo, o meglio, “verde”, possibile, lasciandolo alla natura e, in questo caso, alla sana agricoltura, che, oltre a produrre, alimenti, conserva, appunto, il suolo e l’aria pura.
La tecnologia sarà, certamente, e, al più presto, in grado di trovare i mezzi, atti a creare energia pulita, senza inutile consumo di terreni, coprendoli di impianti voltaici a terra, mentre l’uomo, deve perseguire tale concetto, dedicando al fotovoltaico, come sopra raccomandato, suoli inutilizzabili o abbandonati, sempre, tuttavia, con la massima attenzione a non oltrepassare certi limiti.
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