Green Pass: stretta su tempo libero per 13,5milioni di italiani
di adminSecondo le stime Coldiretti, questa è la cifra degli italiani tagliati fuori dal decreto approvato dal Governo: sono soggetti con più di 16 anni senza vaccino. Ad accusare il colpo i 360mila bar, ristoranti e agriturismi che già hanno registrato un crack durante la Pandemia. -48% è il minimo storico da oltre 10 anni
La stretta sul tempo libero con green pass riguarda circa 13,5 milioni di italiani con più di dodici anni che dovranno vaccinarsi per la prima volta o fare un tampone per andare al cinema, al teatro, in palestra, partecipare a grandi eventi o sedersi al chiuso in bar o ristoranti.
E’ quanto emerge dalla stima della Coldiretti sull’impatto delle decreto approvato dal Governo in vigore dal 6 agosto per incentivare le vaccinazioni e scongiurare nuove chiusure. A fronte di una popolazione nazionale di 53,4 milioni di persone che hanno più di 12 anni, nessuna limitazione è prevista infatti per chi ha completato il ciclo vaccinale, per coloro che hanno ricevuto una sola dose e per quanti sono guariti dal Covid negli ultimi sei mesi o con il tampone negativo nelle ultime 48 ore.
Tra le attività più colpite c’è sicuramente la ristorazione con la maggioranza degli italiani che mangia fuori casa durante l’estate almeno una volta al mese. L’obbligo del green pass interessa circa 360mila ristoranti, trattorie, pizzerie, agriturismi dei quali solo poco più della metà dispone di spazi all’aperto dove tuttavia sono notevolmente aumentati i coperti grazie alle flessibilità concessa sull’utilizzo degli spazi pubblici.
In difficoltà soprattutto gli esercizi situati nei centri urbani stretti tra traffico ed asfalto mentre al contrario gli agriturismi godono della disponibilità di grandi aree all’esterno che consentano di garantire al meglio le distanze.
La ristorazione è tra i settori più colpiti dalla pandemia con i consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per bar, ristoranti, trattorie e agriturismi che hanno dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41miliardi di euro nel 2020.
Una situazione che si ripercuote a cascata sull’intero sistema agroalimentare con oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti nell’anno della pandemia. La drastica riduzione dell’attività pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.
E’ quanto emerge dalla stima della Coldiretti sull’impatto delle decreto approvato dal Governo in vigore dal 6 agosto per incentivare le vaccinazioni e scongiurare nuove chiusure. A fronte di una popolazione nazionale di 53,4 milioni di persone che hanno più di 12 anni, nessuna limitazione è prevista infatti per chi ha completato il ciclo vaccinale, per coloro che hanno ricevuto una sola dose e per quanti sono guariti dal Covid negli ultimi sei mesi o con il tampone negativo nelle ultime 48 ore.
Tra le attività più colpite c’è sicuramente la ristorazione con la maggioranza degli italiani che mangia fuori casa durante l’estate almeno una volta al mese. L’obbligo del green pass interessa circa 360mila ristoranti, trattorie, pizzerie, agriturismi dei quali solo poco più della metà dispone di spazi all’aperto dove tuttavia sono notevolmente aumentati i coperti grazie alle flessibilità concessa sull’utilizzo degli spazi pubblici.
In difficoltà soprattutto gli esercizi situati nei centri urbani stretti tra traffico ed asfalto mentre al contrario gli agriturismi godono della disponibilità di grandi aree all’esterno che consentano di garantire al meglio le distanze.
La ristorazione è tra i settori più colpiti dalla pandemia con i consumi alimentari degli italiani fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per bar, ristoranti, trattorie e agriturismi che hanno dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41miliardi di euro nel 2020.
Una situazione che si ripercuote a cascata sull’intero sistema agroalimentare con oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti nell’anno della pandemia. La drastica riduzione dell’attività pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.
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