Filiera vitivinicola, Sartori scommette sulla ripartenza
di adminAndrea Sartori è patron di una delle storiche cantine e case vinicole della Valpolicella, nata nel 1898 quando alla trattoria di nonno Pietro il vino non bastava più. Avventori, commercianti e habitué fanno impennare la domanda così, il lungimirante Sartori, compra i primi filari a Negrar: il nucleo fondativo di quella che oggi è una delle eccellenze veronesi.
Di generazione in generazione l’azienda attraversa guerre e periodi fruttuosi fino ad arrivare al successo odierno con una vocazione internazionale: realizza, infatti, oltre l’80% del suo fatturato in più di 50 Paesi nel mondo.
Quello appena trascorso è un anno e mezzo particolarmente difficile dove il comparto del vino ha sofferto una pesante crisi, fiaccato anche dallo stop della catena Ho.re.ca.
«Dopo la profonda flessione registrata nel 2020, il settore vitivinicolo italiano è in netta ripresa e la scommessa da vincere è quella di superare la produzione del 2019, nella quale le filiere del Made in Italy hanno raggiunto i 13miliardi di valore -. Dichiara in una nota Andrea Sartori, Presidente della Casa Vinicola Sartori –. I dati pubblicati dal Forum nazionale vitivinicolo 2021 ci fanno ben sperare, in quanto assistiamo ad una ripresa costante di tutto il settore, tanto che le stime per la fine del 2021 parlano di un rimbalzo del 9% in più di fatturato rispetto all’anno precedente».
Il Veneto è la regione italiana che è maggiormente cresciuta nell’ultimo ventennio e vanta oggi 94mila ettari coltivati a vite. Seconda solo rispetto alla Sardegna che, secondo l’Unione Italiana Vini, è la regione più vitata con 97mila ettari.
«Di grande importanza – aggiunge Sartori – sarà la riattivazione sia dei consumi nel mercato interno, sia di quelli del mercato estero che potranno guidare incisivamente la ripresa. Dai dati emersi l’attore del rilancio sarà lo spumante che rappresenta quasi un quarto dell’export vinicolo nazionale, per un valore di circa 2miliardi di euro e per il 70% grazie al sistema Prosecco».
In merito all’imbottigliamento di Prosecco nel 2020 sono confluite sul mercato circa 500 milioni di bottiglie, di queste più del 70% è finito sul circuito estero per un valore complessivo di 850milioni di euro (stime Istat). Solo una percentuale residua, circa 100milioni di bottiglie di prosecco, sono rimaste sul mercato nazionale.
«In tal senso -conclude Sartori-, è opportuno contrastare il dilagare sul mercato di prodotti falsi e di bassa qualità come, ad esempio, la minaccia del fenomeno cosiddetto dell’’italian sounding’ che, di recente, rischia di colpire il nostro settore con il ‘Prosek croato’. È quindi di vitale importanza tutelare il ‘Made in Italy’ e la qualità dei prodotti italiani grazie anche al sostegno delle Istituzioni».
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