Pagliacci e Cavalleria Rusticana aprono ufficialmente il Festival Areniano 2021
di adminDopo l’estate 2020, in cui Fondazione Arena ha dovuto rinunciare alla realizzazione di un festival come da tradizione, quest’anno si è deciso di ripartire con gli spettacoli in perfetto stile areniano: orchestra in buca, regia, scenografie, comparse e cantanti “itineranti” che ricreano il magico mondo della macchina estatica teatrale. Con una novità, dovuta sicuramente dalla pandemia, ma che dà l’idea di essere una soluzione che potrebbe divenire sempre più utilizzata in futuro. Un ledwall che sostituisce le scenografie kolossal caratteristiche dell’Arena, riducendo gli oggetti scenici del palcoscenico a pochi – simbolici – rimandi alle vicende e alla contestualizzazione.
Ottimi i cast sia di Cavalleria, sia di Pagliacci: tutti gli interpreti vivono i personaggi creando un legame speciale tra di loro. Scavano con intelligenza nell’interiorità dei personaggi, si immedesimano in essi senza cadere nel banale, con qualche sbavatura dovuta al caldo e all’affaticamento della “prima”, ma regalando al pubblico momenti di grande emozione con meritate ovazioni (il Prologo nei Pagliacci, Recitar nella medesima opera, o il meraviglioso duetto Santuzza-Turiddu di Cavalleria). Si vive il dramma con una compartecipazione non scontata, grazie anche (soprattutto in Pagliacci), alla direzione precisa ed essenziale di Marco Armiliato. Al quale senza dubbio non si possono rimproverare la mancanza di sincronia nei momenti corali: complice la distanza siderale (esagerata) tra coro, solisti e orchestra che ha alterato inevitabilmente la percezione del suono in costante ritardo.
Una menzione finale, per chiudere il cerchio, la meritano la semplicità disarmante delle immagini scelte per le scenografie del Ledwall. Immagini efficaci da lasciare il pubblico a bocca aperta, assorto nella contemplazione della Valle dei Templi di Agrigento, oppure, in un secondo momento i disegni e i bozzetti felliniani per i film del grande regista. Un omaggio diretto a colui che, se mai avesse scritto un regia d’opera (come ricorda Cecilia Gasdia) avrebbe senza dubbio scelto i Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
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