Medici, Rugiu: «500mila prestazioni da recuperare nel post pandemia»
di adminTra i candidati al Premio Verona Network 2021 l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Verona, ordine professionale che riunisce due albi, quello dei Medici e quello dei Medici odontoiatri. Complessivamente si tratta di oltre 7200 colleghi, 6200 medici e 1050 odontoiatri e più di 400 con doppia iscrizione.
Un lavoro di rappresentanza che, nell’ultimo anno e mezzo, si è tramutato in una fitta opera di riorganizzazione e informazione territoriale, come ha raccontato ai nostri microfoni il presidente Carlo Rugiu, al suo secondo mandato alla guida dell’Ordine. «Nell’ultimo anno e mezzo ci siamo trovati davanti ad un evento nuovo, di portata mondiale, del quale conoscevamo poco e nulla – racconta Rugiu -. Da subito è stato evidente come ci fosse un problema generale di comunicazione: la popolazione aspettava con ansia il bollettino informativo delle 18 e c’è stato un surplus di pareri di addetti ai lavori che spesso si sono contrapposti, creando non poca confusione».
Da qui la scelta dell’Ordine di portare avanti una comunicazione precisa e puntuale, dai toni moderati ed equilibrati, procedendo passo dopo passo, cercando di non fare errori. «Dovevamo essere vicini ai colleghi che si trovavano davanti a difficoltà nuove, vedendo stravolto il lavoro quotidiano. Ci siamo confrontati costantemente con le realtà locali e abbiamo spinto sulla formazione e l’informazione dei colleghi. All’interno dell’Ordine abbiamo una commissione di cultura e aggiornamento che ha elaborato progressivamente una serie di documenti sui vaccini, 3 in totale, mano a mano che le conoscenze si diffondevano. Abbiamo cercato di diffondere questi documenti, scritti appositamente in un italiano non medichese, ad un’ampia platea. L’ordine è al servizio della classe Medica ma anche del cittadini, tutelandoli entrambi».
In quest’ultimo anno e mezzo di pandemia l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Verona ha collaborato anche con un’intensa attività di webinar serali di confronto tra medici di medicina generale e i medici ospedalieri. Dalla summa di queste esperienze è uscito nell’estate scorsa il volume online “Covid-19, da una nuova malattia l’occasione per una nuova medicina”, che riassume le esperienze di chi ha vissuto il Covid-19 in ambulatorio e nelle case dei pazienti, offrendo dei protocolli di terapia ad uso e consumo dei colleghi.
Ora, dopo i momenti drammatici della pandemia, è tempo di pensare alla ricostruzione e a nuovi ostacoli da superare. «In primo luogo – spiega Rugiu – dobbiamo recuperare tutte le prestazioni perse durante i mesi di pandemia, quando ospedali e ambulatori sono rimasti chiusi. Nel Veneto abbiamo perso 500.000 prestazioni tra il primo gennaio 2020 e il 30 aprile 2021. Si tratta di 300.000 visite e 200.000 prestazioni di screening, delle quali 45.000 mammografie, 55.000 pap test, 87.000 indagini di sangue occulto nelle feci e circa 5.000 colonscopie. Sono numeri importanti che si riferiscono alla prevenzione di neoplasie. I danni collaterali della pandemia, infatti, verranno pagati dalla società nei prossimi anni in termini di aumentata incidenza di tumori. Questo non perché la pandemia abbia favorito i tumori ma perchè rischieremo di pagare questo mancato screening. Dovremo cercare le modalità per recuperare queste prestazioni, invitando i cittadini in ospedale che è ormai luogo sicuro e studiando anche nuove modalità di visita, capendo per quali attivare forme di tele-medicina».
L’altro ostacolo sarà dettato dagli sviluppi del capitolo 6 del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che prevede un investimento di 7 miliardi per la medicina territoriale. «Sono tutti progetti che richiedono un enorme incremento di risorse umane che attualmente mancano – puntualizza Rugiu -. La medicina del territorio è in difficoltà ed è giusto pensare a irrobustirla, perché svolge un’azione di filtro e baluardo che è stata fondamentale anche durante la pandemia».
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