Chiantera: «Il Museo della Radio diventerà come una galleria d’arte»
di adminIn occasione del nuovo numero di Verona Economia abbiamo intervistato Francesco Chiantera, presidente e curatore del Museo della Radio Guglielmo Marconi di Verona, che ci ha raccontato i progetti in cantiere per il 2021 e le novità del museo. Il museo è l’unico al mondo riconosciuto dalla famiglia Marconi, in quanto in possesso dell’antenna Elettra, dalla quale è partito il primo segnale wireless della storia e da cui è stata sviluppata la tecnologia che utilizziamo oggi.
Come nasce il Museo della Radio?
Il Museo è nato vent’anni fa, ad agosto festeggiamo l’anniversario, ed è stato fondato da mio padre Alberto Chiantera ed è ancora all’interno dell’istituto Galileo-Ferraris. Da tre anni è chiuso lì dentro, in aspettativa. Ci sono problematiche a livello di coesione tra studenti e turismo, dato che il museo sviluppa oltre diecimila visitatori l’anno. Stiamo valutando con il Comune di Verona di trovare una porzione molto grande per ospitarci o varie porzioni spaccate partendo dall’idea di recuperare porzioni abbandonate, monumenti storici per dare una seconda vita e usare la “cultura come cura” riqualificando zone abbandonate. La nostra “pandemia” è cominciata nel 2018, con la chiusura dei nostri cimeli nel museo della scuola. Quello che cerchiamo di fare è trovare con l’amministrazione un luogo sufficientemente grande per ospitare tutto il materiale e trasformare il museo in un museo della radio e della comunicazione, arrivando così a implementarlo.
Quali sono i vostri progetti futuri?
In programma abbiamo un evento a luglio, in Piazza dei Signori, davanti alla statua di Dante. Verrà esposta e fatta vedere a tutta la cittadinanza Elettra 1931, supportata da strumenti tecnologici per far interagire e vivere ai turisti una realtà diversa dalla staticità museale. A fine estate auspichiamo di riaprire il museo della radio in una porzione consona, perché sono tre anni ormai che lavoriamo per una soluzione e abbiamo bisogno di esserci fisicamente. Abbiamo fatto i virtual tour e altre iniziative, ma occorre esserci fisicamente. La gente deve tornare ad avere il contatto, la gente vuole vedere gli oggetti storici. Vogliamo ampliare il museo della radio alla comunicazione, dato che siamo in possesso di oggettistica unica e introvabile. Quando questi oggetti tecnici, walkman, macchina da scrivere, primi telefoni incontrano il design , diventa arte. L’idea dev’essere quella che il nostro museo diventerà una galleria d’arte moderna, dedicata alle icone comunicative. Siamo in possesso del primo iPhone, del primo Mac serigrafato totalmente da Steve Jobs, il primo telefono di Topolino, perfettamente funzionante, risalente al 1950. Vorremmo finalmente poter proporre alla cittadinanza non solo un museo statico o monotematico, ma far vedere che con il segnale wireless abbiamo dato la possibilità ad altra tecnologia di essere supportata da questo.
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