Cattolica Assicurazioni, in affanno. Soci in fibrillazione: l’antica Società deve rimanere “veronese” e tornare a rendere.
di adminLa trasformazione di Cattolica stessa, da società cooperativa, a voto capitale, a società, per azioni – i diritti di veto, richiesti da Generali, sia per il cda, che per le assemblee, da portare in modifiche statutarie, stanno cambiando la storia di Cattolica e di Verona. L’azionariato, non solo è in fibrillazione, ma si organizza. Le Associazioni dei soci veronesi ed il patto "Le Api" si sono riuniti in un unico intento, ossia, bloccare il passaggio di Cattolica, da cooperativa a s.p.a., alle condizioni proposte. Le figure presenti, pure nelle loro diversificazioni, vedono in un passaggio, da cooperativa a s.p.a. della Compagnia scaligera, il pericolo che questa perda del tutto la sua veronesità. Troppo pesante è il triste ricordo della perdita della storica Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno ed Ancona. Tali importanti temi ed altri sono stati oggetto di approfondita e sentitissima discussione, nell’incontro – cui hanno partecipato i vari rappresentanti delle Associazione dei soci e soci interessati – tenutosi, il pomeriggio del 29 giugno 2020, presso il bar Liston 12, Piazza Bra, Verona, sotto la presidenza del dr. Maurizio Zumerle, cui si deve riconoscere, che, da sempre, egli segue, attentamente, le vicende di Cattolica. Erano presenti, all’importante incontro, durante il quale, ognuno ha espresso liberamente il proprio parere, trascurando saggiamente nuances di appartenenza al proprio gruppo, data l’incandescente situazione, il dott. Germano Zanini, il dott. Valter Perina, il dott. Amedeo Portacci, la dott.sa Fernanda Torsi, la dott.ssa Paola Boscaini, il dott. Alberto Marchesini, ciascuno, in rappresentanza dei loro gruppi, e tanti altri soci, che simpatizzano per una Cattolica “veronese”. Ha preso, brevemente, la parola, invitando i soci a sostenere questo progetto di cambiamento d’indirizzo, Mons. Renzo Beghini. Molti hanno sottolineato che, nonostante le promesse, verbali e scritte, che i vertici hanno fatto ai dipendenti ed agli agenti, l’esperienza dimostra il contrario. La volontà affaristica di Generali, a differenza di Buffet, si comprende proprio, nell’aver colto un momento di difficoltà gestionale, con il valore del titolo molto basso, e, quindi, pagando poco, chiedendo il diritto di veto e di togliere il voto capitario, ossia, quello, che fino a qualche giorno fa, era definito dai vertici, la tutela da scalate ostili. Ne è emerso unanime il desiderio di mantenere Cattolica, allo stato di cooperativa, radicata in Verona, e, quindi, di non accettare la proposta, di Generali, che, ovviamente, dati i numeri citati e l’accordo recente, assumerebbe il comando in Cattolica, la quale, in tal modo, non potrebbe più dirsi “veronese”. Per raggiungere l’intento, verrà chiesto, per via giudiziaria, l’annullamento dei risultati dell’assemblea straordinaria ed ordinaria del 27 giugno scorso, in quanto buona parte dei soci, a tale data, non era in possesso dei moduli Cattolica, da compilare e da inviare per fax: fatto, che ha reso impossibile, a buona parte dei soci, anche non tecnologicamente attrezzati, di votare. Ancora oggi, mentre, scriviamo abbiamo notizia di schede di voto consegnate solo ieri!! In settimana i vertici delle Associazioni si rincontreranno, per definire gli aspetti operativi. E’ emerso, comunque, che di fronte all’unità delle posizioni e ad un progetto credibile, non verrebbero, comunque, a mancare gli investitori interessati. Il tutto passa dalla bocciatura della prossima assemblea o dall’annullamento dell’approvazione assembleare del 27 giugno scorso. Una situazione, ad ogni modo, più che ingarbugliata, resa tale, non si può negarlo, anche dall’infierire del virus, che ci ha colpito e colpisce, senza pietà. Tuttavia, un’amministrazione più aperta all’informazione e al rispetto dei soci, nonché, al tempo, più accorta, avrebbe fortemente giovato
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