Fauna selvatica. Furbi e intraprendenti, sono 2.000.000 i cinghiali, in Italia, con gravi disagi ai cittadini e danni all’agricoltura. A Roma sindaci e agricoltori veronesi.
di adminPiù che raddoppiati negli ultimi dieci anni, salgono a 2 milioni gli esemplari, in tutta la Penisola. Sempre più astuti e riproduttivi, nella dorsale appenninica, le popolazioni di cinghiali guadagnano terreno, rispetto alla presenza umana, con una concentrazione media di un animale ogni cinque abitanti, in una fascia territoriale, segnata già, dalla tendenza allo spopolamento, per l’indebolimento delle attività tradizionali. Con gli associati di Coldiretti guidati da Ettore Prandini si sono schierati esponenti delle istituzioni, i rappresentanti dei sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, dell’ambientalismo e delle associazioni dei consumatori come Symbola, Terranostra, Federparchi, Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Centro Consumatori Italia, Apab e Legambiente che ha condiviso le preoccupazioni alla base dell’iniziativa. Un’emergenza nazionale che sta provocando l’abbandono delle aree interne, problemi sociali, economici e ambientali con inevitabili riflessi sul paesaggio e sulle produzioni con le incursioni dei cinghiali che sono arrivati anche all’interno delle città minacciando la sicurezza delle persone. Ma, il problema non è solo per gli agricoltori e per l’impatto, assai rilevante, sull’ambiente, perché ogni giorno è a rischio anche la sicurezza di automobilisti, compresi i turisti, che visitano colline, che girano in pianura e che praticano la montagna. A fare da cornice alla folla radunata, molti i cartell, con le foto degli incidenti, provocati sulle strade e dei danni, ma anche con le scritte “La sicurezza delle nostre famiglie è più importante di un cinghiale”, “Basta danni e paura, fate qualcosa. Adesso”, “Il cinghiale campa, il campo crepa”, “Invasi dai cinghiali, ma noi non molliamo”, “Difendiamo il nostro territorio”, “l’unico cinghiale buono è con la polenta” e “Basta cinghiali”!. L’eccessiva presenza di selvatici rappresenta un rischio – evidenzia Coldiretti – per l’agroalimentare italiano, visto che, proprio nei piccoli comuni, sotto i 5mila abitant, si concentra il 92% delle produzioni tipiche nazionali, secondo lo studio Coldiretti/Symbola, con ben 270 dei 293 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) italiani, riconosciuti dall’Unione Europea, tra formaggi, oli extravergine di oliva, salumi e prodotti a base di carne, vini, panetteria e pasticceria. Un patrimonio, conservato nel tempo, dalle 279mila imprese agricole, presenti nei piccoli Comuni, con un impegno quotidiano, per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle buone abitudini alimentari. Siamo per il massimo rispetto della natura e, quindi, d’ogni specie di animali, cinghiali compresi. I quali, tuttavia, creano un fenomeno troppo pesante, quanto a conseguenze, per il nostro prezioso agroalimentare, frutto d’impegno, duro e costante, dei nostri pazienti agricoltori. In tal senso, assolutamente determinante è l’intervento governativo, con una decisione, che venga in aiuto all’agricoltura, così come chiede Coldiretti.
Pierantonio Braggio
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