Poste Italiane: un francobollo a celebrazione del V centenario della nascita di Jacopo Robusti, detto “Tintoretto” (Venezia, 1519-1594).
di adminL’emissione, che stiamo annunciando, è talmente importante, per cui ci sembra doveroso fare risaltare i contenuti della stessa, dato, che essa deve servire, soprattutto, a ricordare la grande arte veneziana e i suoi artisti, e, quindi, a fare cultura. A tale scopo, diamo spazio, di seguito, all’ampia e dettagliata descrizione del magnifico dipinto del Tintoretto, riprodotto, nella vignetta del francobollo in tema, stesa, magistralmente, da Franco Posocco, Guardiàn Grando della Scuola Grande di San Rocco in Venezia. “Il ciclo della Passione, dipinto da Jacopo Tintoretto (nato a Venezia nel 1519 e ivi morto nel 1594), per la Sala dell’Albergo della Scuola Grande di San Rocco, a Venezia, è uno dei punti culminanti, per l’opera dell’artista e per la pittura veneta rinascimentale. In tale contesto, la vasta tela della Crocifissione, realizzata nel 1565 (m 12.24 x 5.36), occupa l’intera parete, di fronte all’ingresso della sala, ed è firmata: MDLXV TEMPORE JACOBUS TINTORECTUS FACEBAT. Pagato 250 ducati, ebbe subito grande fama, presso i contemporanei, che ravvisavano nell’opera la risposta veneta ai grandi pittori romani, tra cui Michelangelo, fu apprezzato dagli artisti successivi: i Carracci, il Greco, Rubens, Van Dyck, Pollock, Vedova, ecc. e studiato da letterati come Ruskin, Sartre, ecc. Tintoretto s’impegnò per un anno nell’impresa, come dimostrano i disegni preparatori, conservati in molti musei del mondo e correggendo sovente le figure e i ritratti che aveva composto. La grande scena orizzontale ha il suo asse nel Cristo crocifisso, che domina una folla di circa 100 persone, vestite alla orientale, a destra, e, alla occidentale, a sinistra di chi guarda. Il cielo plumbeo e l’ambiente autunnale descrivono un momento tragico, nel quale ad un Gesù ancora in vita, corrispondono i due ladroni: a sinistra, quello già crocifisso mentre sta per essere sollevato, a terra, sulla destra il secondo, raffigurato nel momento in cui viene legato alla croce. Al tumulto della folla, sembrano partecipare i cavalieri, che emergono da un fondale di desolazione e sgomento, segnato dal vento e dalla tempesta. La novità della composizione consiste nell’aver raffigurato un avvenimento ancora in corso, non già dopo la sua conclusione, come nella pittura precedente. Per questo, lo spettatore si sente attirato nella tragedia, partecipe del suo farsi tumultuoso. Da questo, oltre che dall’atteggiamento dei singoli personaggi e dall’intreccio delle masse, deriva la vivacità del racconto, che si svolge nel tempo, come in un film, dove ogni recitazione singola viene personalizzata e diventa rappresentazione teatrale. La luce livida e irreale in cui sono immersi gli astanti sembra illuminare particolarmente il gruppo delle “Marie”, che in forma di piramide, si accostano tra loro a sostenere la croce del Giusto morente.Si tratta di una narrazione straordinariamente complessa, nella quale sono individuate e raffigurate diverse persone contemporanee, coinvolte dal pittore nella vicenda, tra cui, secondo la tradizione: l’Aretino, nel cavaliere di destra e forse sé medesimo nella figura dell’uomo barbuto, che guarda il Crocifisso. Le diagonali, rappresentate dalle funi e dalla geometria lineare delle croci, sottendono una complessità prospettica, dove i punti di fuga imprimono una rotazione all’impianto compositivo, che si distende per muoversi attorno all’asse centrale della croce di Cristo. E’ lo spazio dell’epoca barocca, che comincia a farsi sentire. A ciò si aggiunga che la figura del Salvatore, raffigurata giustamente nel francobollo, è segnata dalla particolare cura del pittore, che la fa emergere dalle tenebre, sia, per la dimensione ingrandita, che per la qualità del corpo, esempio “dell’uomo nuovo” presentato nel Vangelo. Questo messaggio cristologico è infatti l’obiettivo spirituale della Scuola, che ha ordinato l’opera e dell’artista, che l’ha eseguita, in conformità alla ortodossia cattolica, come ribadita dal Concilio di Trento, chiuso qualche anno prima (1563)”. Un’emissione veramente eccezionale, che se evidenzia il frutto dell’espressione di un grande Maestro veneziano e dell’Arte della Serenissima, nota per questo, in tutto il mondo, e che è motivo ed invito all’osservazione, allo studio ed alla meditazione di un “bello”, cui il nostro tempo non sembra volere permetterne il ritorno. Il francobollo ha una tiratura di 600.000 esemplari.
Pierantonio Braggio
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