Bot e debito pubblico

di admin
Massima attenzione al risparmio.

Per entrare in tema, va evidenziato che chiunque, nella propria vita, giovani compresi, ove possibile, risparmia. Ovviamente, ciascuno secondo le proprie possibilità e secondo la propria visione della vita. Fatto è, tuttavia, che è difficile, oggi, veicolare il proprio risparmio in un prodotto finanziario, che, in qualche modo, un minimo renda, e che garantisca, quindi, una minima serenità. La quale va a farsi benedire, già, solo pensando al costo delle commissioni, da versare all’atto dell’acquisto d’un titolo; al costo del necessario conto corrente; al costo del deposito titoli a custodia; all’imposizione fiscale, che grava su eventuali vendite in guadagno di titoli, mai, comunque, consistenti per il piccolo risparmiatore; all’imposizione, che grava sulle cedole, e a quella, che pascola sul valore di borsa del complesso dei titoli che si possiedono. In sostanza, avere risparmiato – fatto, che giova al singolo e al Paese – è quasi come avere commesso un delitto…, mentre, il risparmio è notoriamente la ricchezza dei popoli e delle nazioni. Ebbene, di massima, il normale risparmio italiano si riversa sui Buoni del Tesoro Poliennali o affini, buona parte dei quali costituiscono debito pubblico e sono non solo in possesso di banche, di compagnie d’assicurazione, ma, anche edi investitori esteri. Tali Bot, sino a qualche anno fa, rendevano qualcosa, oggi, quasi niente, sia a causa del basso interesse, di cui, dati i tempi, sono dotati, sia per l’imposta del 12,50 – meno male, che non è più alta! – che grava sulle relative cedole. Le attuali quotazioni proibitive dei Bot, specie dei BTP o Buoni Poliennali del Tesoro, emessi in passato, fanno sì che gli stessi non rendano nulla. Quotazioni ben sopra l’intrinseco valore dei titoli stessi e dovute al fatto, positivo, che la Banca Centrale Europea, per incisiva iniziativa di Mario Draghi, non solo ne ha acquistato grandissime quantità, ma, ne acquista, tuttora, per 30 miliardi di euro al mese. Un’azione importante, quest’ultima, che – posta in atto non solo per l’Italia, ma, pure, per tutti i Pesi del Sistema Bancario Europeo – iniziata nel 2015, ha salvato l’economia europea – e ancora più quella italiana – da una grave crisi e l’euro stesso. Sta dimostrandosi, però, che i Bot italiani confermano sempre, purtroppo, pesante debolezza, dovuta all’esorbitante debito pubblico e alla scarsa crescita, quasi sottovalutando, persino, l’importante, determinante apporto europeo del citato “quantitative easing”, o acquisto di Bot da parte della BCE, che, appunto, ha fatto lievitare le Bot-quotazioni. Una lievitazione in linea capitale o, in altre parole, aumento del valore del titolo, che, dicevamo, ha ridotto fortissimamente il rendimento dei Bot stessi, fisso essendo e tale dovendo rimanere, il tasso iniziale, promesso da un titolo, già emesso. Se il quantitative easing aveva ed ha (forse, solo fino al prossimo settembre 2018, mentre noi auspichiamo che l’operazione vada oltre tale data) lo scopo di creare liquidità, ossia, denaro in circolazione, particolarmente, onde gli istituti di credito più facilmente concedano credito e i cittadini maggiormente consumino, due fattori, giustamente voluti per originare crescita economica, della quale, nel Paese, è avvertita troppa stitichezza – dall’altro, lo stesso QE di Draghi ha reso molto basso il tasso d’interesse, con il quale l’Italia remunera i nuovi Bot in emissione, con molta minore spesa, quindi, per il Tesoro. Fatto, importantissimo questo, che, basso determina il tasso, per esempio, per mutui o per linee di credito, concessi o da banche. Un complesso di elementi – riassunti nelle voci tasso di riferimento basso o bassissimo, cui aggiungiamo petrolio a buon mercato e cambio euro-dollaro molto contenuto – che avrebbe dovuto o dovrebbe, ovviamente, favorire la tanto attesa crescita economica, troppo lenta, nel Paese. Il fatto è che l’Italia non ha saputo cogliere tali importanti occasioni, per sistemare i propri problemi ed è difficile che questi, una volta cessato il QE, vadano a pur minima soluzione, tanto più che il debito pubblico non accenna a ridursi, ma, tende pericolosamente ad accrescersi. Un gravissimo problema, perché, in questi giorni di profonda crisi politica – abbiamo assistito assisto ad un profondo sconvolgimento delle borse – non solo di quella italiana, con forte aumento dello spread, che significa diminuzione di valore, a causa di vendite di Bot quotati, abbassamento del loro valore di borsa e, quindi, come sopra accennammo, aumento dei rendimenti, di poco, ma aumento. Aumento dei rendimenti, dianzi cennato, che comporta maggiore spesa al Tesoro, per maggiore interesse da pagare sui 400 miliardi di Bot di nuova emissione, l’anno, in sostituzione di quelli in scadenza. La spesa attuale, grazie a Draghi, per interessi sui Bot s’aggira, sui 60 miliardi annui, ma, è pronta a salire, aumentando il debito pubblico, ogni qualvolta i Bot registrino cali in borsa, come cennato ed avvenuto nei giorni 27, 28 e 29 giugno 2018, a causa della grave difficoltà di creare un governo, in grado di seriamente governare. Che significa fare riforme e minore spesa pubblica, meno imposizione fiscale e meno burocrazia, nonché, quindi, effettiva tutela del risparmio – lo prevedono la Costituzione e il troppo dimenticato, suo articolo 47 – dei cittadini, Bot e casa compresa. Tutto questo, per dire che un buon governo, positivamente operativo, incide favorevolmente sul benessere della società – nel caso italiano, con misure, volte, almeno, ad arginare il debito pubblico, a creare sostenibilità dello stesso, promuovendo crescita economica e dando, in tal modo, segni postivi ai meccanismi di quotazione dei propri titoli (i Bot) – e, per dire ancora, che la politica veramente mdemocratica dev’essere di operatività altamente produttiva in fatto, ripetiamo, di benessere pubblico, pur mai dimenticando la solidarietà, che non deve assolutamente intendersi come assistenzialismo.
Mentre chiudiamo questo scritto, abbiamo avuto la notizia della costituzione di un nuovo Governo. Ad esso auguriamo buon lavoro, con i migliori risultati a favore dei cittadini, suggerendo, quindi, massima attenzione ai conti pubblici – non spendere, se non c’è copertura! – e al risparmio privato, frutto di impegno e di sacrificio. Attenzione, quindi, allo spread, peraltro, ridottosi, alla notizia della presidenza Conte. Uno spread alto è derivazione dello stesso pericolosissimo debito pubblico e d’instabilità politica, che, speriamo, sparisca, incute paura ed invita, sia il detentore italiano che estero, a vendere, e vendere i Bot. Vendere per paura, significherebbe creare, a sua volta, frotte di venditori e ulteriore panico, altre vendite e perdita sempre maggiore di valore del capitale investito… Anche perché lo Stato sarebbe costretto ad alzare ulteriormente i tassi di remunerazione di necessari, futuri Bot in emissione, per renderli più attraenti, ma, appesantendo ulteriormente, per maggiore spesa, le casse dello Stato stesso… Ne risentirebbero fortemente anche istituti di credito e compagnie d’assicurazione, che tengono quantità importanti di Bot nei loro portafogli… Draghi, ha fatto il suo meglio, anche troppo, per i molti, che lo criticano. Non può farlo per sempre. Stimoliamo l’economia, con provvedimenti efficaci, facciamola forte… In Europa, ci ascolteranno, con maggiore attenzione.

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