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Nel quadro del LII Vinitaly 2018. Ricera su “Come scelgono il vino i consumatori al supermercato”.

di admin
Veronafiere organizza grandi, numerose manifestazioni fieristiche, tutte di qualità, tanto in Verona che all’estero, e non trascura mai di informare espositori, operatori e visitatori non solo sui contenuti delle sue esposizioni, bensì anche sulla situazione economica e sociale del Paese, sull’utilizzazione dei prodotti, oggetto di fiera, e su dati, relativi, sia al consumo, che alle…

Risposta: prima di tutto, formato, colore e denominazione di origine; poi il prezzo ed infine la regione di appartenenza. E gli acquisti di vino nella grande distribuzione sono rilevanti: 8 milioni di ettolitri per un fatturato di 2,5 miliardi di euro. I più acquistati sono i vini a denominazione d’origine e i vini tipici regionali, mentre avanzano i vini biologici (5,3 milioni di bottiglie). Il formato preferito dai consumatori è la bottiglia da 0,75 cl, mentre il brik è in flessione e sono sempre più graditi nuovi formati, come la mezza bottiglia (+21,3%) e il bag in box (+13,8%). Lo riferisce la ricerca dell’istituto di ricerca IRI sul mercato del vino nella grande distribuzione nel 2017, presentata ieri a Vinitaly, nel corso della tavola rotonda su vino e Gdo, organizzata da Veronafiere, tradizionale momento di confronto tra cantine e catene distributive. In un trend, che da anni vede scendere i consumi di vino degli italiani, che però cercano sempre più la qualità. La grande distribuzione ha migliorato sensibilmente la propria offerta, come ha fatto notare, nel corso della tavola rotonda, la rappresentante di Federvini, Roberta Corrà (anche Direttore generale di Gruppo Italiano Vini), affermando che «È indubbio il fondamentale ruolo giocato dalla Gdo nell’evoluzione del settore vitivinicolo, una crescita non solo numerica, ma anche di qualità. É aumentata la sensibilità per prodotti di prestigio con prezzi anche elevati, con marche note, profondamente legate al territorio. Questo in risposta al cambiamento delle esigenze del consumatore».
 Un giudizio,condiviso dal consigliere nazionale di Unione Italiana Vini, Enrico Zanoni, (anche Direttore generale di Cavit): «Registriamo negli anni una costante ‘premiumizzazione’ della domanda, come evidenziato dalla crescita dei vini a denominazione d’origine e dei vini fermi a connotazione regionale, i cui primi 10 vitigni pesano circa per il 30% dei consumi totali».Altro focus della tavola rotonda è stato l’acquisto di vino italiano dei consumatori nei supermercati degli Stati Uniti d’America, dove si spendono circa 1 miliardo di dollari l’anno, per i vini italiani; un terzo circa delle bollicine ed un terzo dei vini fermi venduti, in questo canale, sono italiani.«Gli americani differenziano molto la scelta del vino, in base alla modalità di consumo (a tavola, in casa, compleanni, ospiti a casa, ricorrenze) – ha spiegato Marc Hirten, presidente di Frederick Wildman,  società Usa, che distribuisce vino italiano – e se in enoteca acquistano vini blasonati come il Barolo, i Super Tuscan, il Brunello, il Franciacorta o l’Amarone, acquistano regolarmente sugli scaffali del supermercato i vini italiani, la cui gamma d’offerta si è molto ampliata negli ultimi anni».Tra i vini più acquistati nella Gdo USA, troviamo il Prosecco, il Pinot Grigio, il Chianti, il Lambrusco, la Barbera, il Primitivo, il Gavi, il Rosso di Montalcino, il Nero d’Avola, il Dolcetto, il Trento Doc ed altri ancora. Dinanzi a tale dettagliata ricerca, con i dati da essa emersi, non ci resta che pensare ad un buon bicchiere divino di qualità. Considerando che la qualità paga e che la vitivinicolura, con il suo prodotto, è lavoro e ricchezza.
Pierantonio Braggio

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