Problema Scuola. Senza disciplina ed attenzione, non c’è cultura.
di adminQuanto all’ammodernamento della scuola, non possiamo negare che un piccolo passo avanti sia stato recentemente fatto e ci riferiamo all’innovativo, positivo contatto fra scuola ed impresa, fattore essenziale, al giorno d’oggi, e imposto dall’evoluzione dei tempi, per porre nelle mani dei giovani un diploma, che valga veramente qualcosa, o, meglio, a garantire che l’ex studente, non solo ha sfogliato libri, ma conosce anche, sia pure modestamente, cosa significhi lavoro, nella pratica, nell’azienda. Questo, perché, quasi inutile dirlo, se è vero che la scuola ha il compito di formare per la vita, essa deve sfornare giovani forniti non solo di teoria, ma anche di pratica, di specializzazione, di cultura e di capacità di adattare la propria prestazione alle esigenze dell’impresa, nell’interesse dei giovani stessi. E non si tratta di un’esigenza d’oggi o del tutto moderna, ma, esistente anche in un lontano passato… Lo dimostra la Germania, che, se è ai livelli produttuvi attuali, con salari di tutto rispetto e senza disoccupazione, lo deve alla sua tradizione, da sempre legata alla preparazione professionale e pratica dei suoi giovani e alle riforme del mondo del lavoro, attuate – non parole, ma fatti – dal governo del lungimirante socialdemocratico e sindacalista illuminato, Gerhard Schröder, cancelliere dal 1998 al 2005. Un giovane, che conosca solo teoria è un peso per se stesso e per l’azienda. Per se stesso, perché viene a trovarsi, d’un tratto, dinanzi a compiti, ovviamente, da lui mai pensati o provati, con relativo proprio imbarazzo, non essendo in grado di mettere mano a nulla – tale terribile situazione fu provata dal sottoscritto –, per l’azienda, in quanto la stessa viene a trovarsi un collaboratore, dal quale, nulla può pretendere, se non di fargli acquisire velocemente familiarità – e la cosa, per l’interessato, credeteci, è addirittura grottesca, perché, pur mettendocela tutta, egli manca, ovviamente, dei minimi elementi pratici – con la mansione, per la quale è stato previsto, non dimenticando che tramettere competenze e conoscenze, significa tempo e spesa. Tutto, perché? Per mancanza, parliamo di giovani alle prime armi, di quella minima esperienza, che, se non già giacente nella propria bisaccia, solo con l’azione in loco, s’acquisisce. Se è poi vero, che la scuola non può tutto, è altrettanto vero che una scuola rimodellata, anche copiata da quella d’un altro Stato, ritenuto all’avanguardia – perché non farlo, anziché fabbricarne una nostrana – sarebbe in grado di dare il meglio, di quanto occorre per il bene dei nostri giovani e dell’impresa. Ma, a parte questo, guardando alla scuola in sé, ossia, come fabbrica di cultura e di competenze, oltre che essere portata all’altezza dei tempi, quanto a contenuti e metodi, onde essere di qualità, deve assolutamente potere operare in atmosfera di massima disciplina. Nelle classi, deve regnare l’ordine, che significa silenzio, attenzione (anche se quanto viene detto, non interessasse), e massimo rispetto fra allievi e docenti, i cui giudizi, per creare tale rispetto, specie in fatto di valutazioni di profitto, una volta emessi, dovrebbero essere, per legge, insindacabili. Se sono più che giustamente inaccettabili i fatti, accaduti recentemente, purtroppo, nelle scuole, è altrettanto vero che si debba recitare il mea culpa, per la minima, quasi assente, distanza che è venuta a crearsi fra alunno e docente, il quale, fra l’altro, dato il disturbo continuum dominante, non è spesso neanche in grado di svolgere il suo compito o lavoro d’insegnamento, nella sua completezza. Non è possibile insegnare, se, nell’aula, ambiente sacro a Cultura, vola la stessa mosca, cui non è concesso di volare in altri ambienti pubblici. Bisogna, quindi, anche tenere presente che non è giusto che, a causa di uno o due personaggi, che incessantemente disturbano, venga meno parte della lezione destinata agli altri trenta, visto che la scuola è destinata a tutti, senza distinzione e figlia delle Istituzioni. Non è giusto che in classe, si debba assistere a burattinate, quando la massima parte dei presenti, lo è per apprendere e per acquisire sapienza. Non è giusto che il docente si trovi destinatario di offesa, di derisione e di umiliazione, solo perché compie il proprio dovere… Situazioni provate, situazioni, che inducono a forzato, rassegnato permissivismo, anche perché il docente è abbandonato a se stesso… Non è questa disciplina, non è quell’ordine, che aiuta a forgiare serietà e contezza della vita, come impegno, e tantomeno adatti a creare le premesse per un proficuo inserimento nel mondo del lavoro, che, per quanto accettabile, è pur sempre sacrificio. In assenza di tali premesse, qualsiasi riunione, lunga fin che si vuole, non porta a nulla, perché solo in un’atmosfera, seria e costruttiva, si produce cultura. La quale, se significa sapere – e dev’essere un sapere realistico, applicabile anche alle esigenze della vita – è pure rispetto per gli altri e, nel caso nostro, per i docenti e per i compagni di classe. Ciò significa anche democrazia.
Pierantonio Braggio
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