Richieste d’autonomia.

di admin
Vanno ascoltate e, almeno in parte, realizzate, non dimenticando che esiste anche il produttivo istituto della “federazione”.

Viviamo, oggi, 2017, due momenti importanti e determinanti: quello della spinosa questione Catalogna, Spagna, e quello del referendum del 22 ottobre, in Veneto – con il risultato di oltre il 98% di “sì” – ed in Lombardia – con oltre il 95% di “sì”. Due momenti, dagli aspetti molto diversi, ma aventi per base principale l’aspirazione ad una maggiore possibilità d’autoamministrazione, nonché ad un più comprensivo rapporto fiscale fra territorio e cassa centrale. Ossia, libertà di prendere decisioni politiche e di spesa, assolutamente in loco, più mirate e rapide, data la maggiore vicinanza alle esigenze locali, senza dipendere, quindi, dalla politica nazionale, e di trattenere almeno buona parte del gettito fiscale, creato nel territorio di competenza, onde più equamente premiare la laboriosità dei cittadini di detto territorio. Premesso che lo Stato va finanziato dai cittadini, attraverso una fiscalità contenuta ed accettabile, il contrario di quanto sopra crea malcontento, giusto essendo che chi produce valore aggiunto, con le proprie fatiche, con il proprio impegno e con la propria capacità, lo usi al meglio, nel quadro dell’ordinato soddisfacimento dei propri bisogni. Ciò, ovviamente, va nobilitato da una moderata, studiata solidarietà, non intesa in senso marxista, e che, come tale, si è dimostrata distruttiva e fallimentare, e che non deve trasformarsi, tuttavia, in assistenza o in incentivo a spesa ingiustificata, ma solo in spinta a maggiore produttività. Un aiuto, quindi, che, a durata provvisoria, sia volto a originare ricchezza e benessere. Questo garantisce il donante – il quale di un certo tanto, frutto del proprio lavoro, si è privato – che il suo trasferimento è andato effettivamente a buon fine. Quanto al concetto di statuto speciale, la cosa, dati i tempi, va assolutamente riveduta, visto che motivi, che tale istituto hanno originato, non esistono più – salvo, per quanto riguarda l’Alto Adige – e che, quindi, non è equità, fra territori, un’ulteriore sua durata. Tutte le Regioni vanno poste sullo stesso piano: uguali diritti ed uguali doveri. Anche per evitare malumori e scontento e, per esempio, che comuni veneti vogliano trasferirsi, giustamente, del resto, laddove fiscalmente la situazione è migliore. A questo punto, appare utile riparlare di federalismo, nell’unità territoriale – di un federalismo, che va “copiato”, da Svizzera, Stati Uniti, Austria e Germania, non trascurando il fatto, che nella vicina Confederazione Elvetica convivono, in democrazia e in pace, ben quattro etnie, le lingue delle quali sono ufficialmente riconosciute da Berna…, compreso il romancio. Federazione, che, prevedendo amministrazioni strettamente territoriali, incita Cantoni, Stati e Laender a trovare le soluzioni migliori, per creare, in loco, benessere e pace, nell’unità, per i propri cittadini.
Pierantonio Braggio

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