“Barriere”: quando la recitazione sfonda la porta della realtà

di admin
“C'è chi costruisce barriere per tenere lontano la gente, e chi per tenersela vicina”, è su questa significativa frase che si basa il primo film diretto dal grande Denzel Washington che veste anche i panni di un rigido e severo padre di famiglia nonché netturbino nella Pittsburgh degli anni '50.

La pellicola è tratta dall’omonima opera teatrale di August Wilson del 1983 vincitrice del prestigioso premio Pulitzer per la drammaturgia, ciò la rende essenzialmente costruita sulla recitazione. Denzel è il leader carismatico di un cast prestigioso affiancato da Viola Davis la quale ci ha regalato un’interpretazione magnificamente eseguita che tocca vette della recitazione raramente raggiunte, al pari di Naomi Watts in “The impossible” o di Jennifer Connelly nel capolavoro di Ron Howard “A Beautiful Mind”, riconoscendole meritatamente l’oscar come miglior attrice non protagonista. Allo stesso modo Denzel risulta impeccabile nell’interpretare una figura eccezionalmente caratterizzata e sfaccettata che da buon padre di famiglia si trasforma in un uomo possessivo e logorato dal passato, confermando ancora una volta l’eccezionale abilità dell’attore nel rivestire ruoli complessi e turbolenti. Il tutto è girato quasi interamente nel giardino della casa dei personaggi dove tra discussioni, risate, pianti e canti si delinea il quadro di una comune famiglia di colore alle prese con le imprevedibili difficoltà della vita. Ma il vero protagonista non è Denzel e nemmeno la strepitosa Viola bensì lo steccato che viene costruito intorno al giardino parallelamente all’evolversi in meglio o in peggio della situazione famigliare racchiudendo all’interno di esso alle volte un clima teso, imprigionando i componenti, altre un’atmosfera calorosa e di festosità tenendo unita e saldamente spensierata la famiglia. “Fences” (da noi chiamato “Barriere”) rappresenta quindi una trasposizione in grado di coinvolgere appieno il cuore e la mente dello spettatore per le oltre due ore e venti minuti di durata attraverso una storia originale e dai particolari interessanti nonché grazie alle titaniche recitazioni. Inoltre riesce anche a descrivere efficacemente la dura vita di molte famiglie dell’epoca soprattutto di colore che convivevano e combattevano ogni giorno contro il demone del razzismo.
Il Cinefilo

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