#stopceta. Coldiretti, per la prima volta ok a falso made in Italy. Nessuna tutela per il monte veronese e il radicchio di verona

di admin
Per la prima volta nella storia, l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi. Sarebbe questa la conseguenza della ratifica del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada: gli accordi in discussione prevedono infatti un esplicito via libera alle imitazioni che sfruttano…

Secondo il Dossier della Coldiretti, ben 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall’Unione Europea su 291 non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese. Ad esempio dei prodotti veronesi Igp non saranno tutelati il formaggio Monte Veronese e il Radicchio di Verona. Tra i 41 protetti, invece, c’è il Riso Vialone Nano. Peraltro il trattato dà il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) mentre per altri (asiago, fontina e gorgonzola) è consentito in Canada l’uso degli stessi termini accompagnato dalle parole “genere”, “tipo”, “stile”, e da una indicazione visibile e leggibile dell’origine del prodotto. Ma se sono stati immessi sul mercato prima del 18/10/2013 possono essere addirittura commercializzati senza alcuna indicazione. Ci sono casi eclatanti di sfruttamento delle denominazioni per prodotti che nulla hanno a che fare con quelli originali, di cui rappresentano di fatto delle caricature. 
“La presunzione canadese di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori” afferma il presidente di Coldiretti Verona Claudio Valente nel sottolineare che “si rischia di avere un effetto valanga sui mercati internazionali dove invece l’Italia e l’Unione Europea hanno il dovere di difendere i prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo”.  “E’ necessaria – sottolinea Valente – una valutazione ponderata e approfondita dell’argomento, soprattutto in considerazione della mancanza di reciprocità tra modelli produttivi diversi che grava sul trattato”.  
“L’Italia, che è leader in Europa nella qualità alimentare con 291 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, non può accettare passivamente la banalizzazione del proprio patrimonio conservato da generazioni e deve invece – evidenzia Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – farsi promotrice in Europa di una politica commerciale contro l’omologazione e più attenta alle distintività delle produzioni fermando una escalation che mette a rischio la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori”.
ll Ceta, inoltre, uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada ,dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta, previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.

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