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Nel secondo trimestre accelera l’attività su base annua (terzo aumento di fila)

di admin
Crescono gli ordini (+4,2%). Più spinta dall’export (+6,2%) e dalla domanda interna. Lenta risalita dell’occupazione. Oltre Brexit, aspettative e investimenti delineano un clima di fiducia che non cancella i nuovi rischi

L’INDUSTRIA ALLUNGA ANCORA: PRODUZIONE +2,6%


Finco: «Investimenti e tasse, nella manovra uno shock espansivo per sostenere la crescita.
Dopo gli stress test, l’abbondanza di liquidità che c’è arrivi alle imprese»


(Padova – 02.08.2016) – Gli esiti di Brexit (ancora da scontare) e i nuovi rischi al ribasso per l’economia italiana non frenano la risalita dell’industria padovana. Nel secondo trimestre la produzione aumenta su base annua del +2,6% (terzo segno più consecutivo), spinta dal dinamismo dell’export (+6,2%) e della domanda interna (+5,3%). Prosegue il (lento) recupero dell’occupazione. Aumentano gli ordinativi (+4,2%). Gli investimenti delle imprese tengono il passo. Bene intonate le aspettative, pur in uno scenario economico internazionale dominato dall’incertezza. Ai possibili effetti di Brexit si sommano le difficoltà del sistema bancario. Tali rischi possono essere contrastati da una decisa risposta delle politiche monetarie e di bilancio. Sono i risultati dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 314 imprese.


Nel secondo trimestre 2016 l’indice della produzione industriale registra un aumento del +2,6% rispetto allo stesso periodo del 2015, il terzo consecutivo. Nella media di gennaio-giugno la variazione è del +2,7%. Sopra la media il comparto metalmeccanico (+3%) e soprattutto le costruzioni (+8,4%) e i servizi (+4,3%) e tra le classi dimensionali le piccole (+4,5) e le microimprese (+5,3%). La variazione positiva degli ordinativi si consolida (+4,2%) e migliora la visibilità: scende al 26,5% (dal 31,1) la quota di chi ha orizzonte di lavoro assicurato dal portafoglio ordini per meno di un mese, il 26,7% ha ordini per più di tre mesi. Prosegue il recupero della domanda interna, con vendite interne in aumento su base annua del +5,3% e dato segnatamente positivo per il metalmeccanico (+7,5) e per le imprese oltre 50 addetti (+8,1). Nonostante il calo della crescita globale, frenata da emergenti e incertezza, le imprese padovane navigano in senso contrario rafforzando le vendite all’estero (+6,2%, +7,2 nel semestre). Velocità quasi identica per le vendite extra-Ue (+6,3%) ed in Europa (+6,1), nonostante Brexit.
L’indice dell’occupazione cresce su base annua del +0,7% (quinto segno più consecutivo), con dato positivo in tutti i settori (manifattura +0,5%, costruzioni +1,9), stabile nelle grandi imprese. Riprendono quota i contratti a tempo indeterminato, pari al 31,5% delle nuove assunzioni, nonostante i minori sgravi, diminuisce il tempo determinato (36%), sale l’interinale (32,5%).
È risalita, graduale ma costante, più che ripresa, disomogenea e quindi meno solida. Il rialzo del prezzo del greggio spinge i prezzi delle materie prime, in aumento per il 27,8%. Le condizioni di offerta del credito sono invariate per il 75,9% delle imprese, con rialzo dei tassi di interesse bancari per il 10,3%, ma costo superiore all’area Euro. La liquidità aziendale è giudicata tesa dal 22,3%, si riducono gradualmente i tempi di pagamento: il 35,5% (dal 40,4) lamenta ritardi.


La fiducia prova ad andare oltre Brexit, fibrillazioni dei mercati e terrorismo con previsioni positive per il terzo trimestre che non cancellano però i nuovi rischi. La produzione è attesa in crescita dal 29,6%, in calo del 15,8%: saldo di opinione da +15 a +14. Ancora in recupero gli ordini interni, in aumento per il 25%, in calo per il 12,5 (saldo da +10 a +13). Intonata la fiducia sulla domanda estera, in aumento per il 28,3%, giù per il 10,2%. Restano prevalenti i giudizi di stabilità per l’occupazione (74,5%), il 18,4% aumenterà gli organici. Nonostante la più debole crescita globale, la stretta regolamentare che zavorra i prestiti, gli investimenti nei prossimi dodici mesi riguardano 7 aziende su 10 (69,2%). Il 24,8% li aumenterà, il 41,1% li manterrà stabili. Prevalgono gli investimenti in sostituzione di impianti, innovazione tecnologica, R&S.


«In un momento di revisione al ribasso della crescita, gli indicatori congiunturali dell’industria padovana ci consegnano nel secondo trimestre risultati sorprendentemente positivi, spinti dal contributo della domanda interna ma soprattutto dall’impulso delle esportazioni manifatturiere, un settore dove ci sono stati più investimenti sulla qualità del prodotto e sulla internazionalizzazione. Ne emerge un tessuto imprenditoriale resiliente, capace di resistere a anni di crisi e reagire agli shock esterni. Questo ci conferma come siano le innovazioni e gli investimenti a fare la differenza sui mercati. Bisogna però agire in fretta. Per dare una decisa spinta alle attività industriali e alla crescita del nostro Paese è necessario diminuire le tasse che gravano su imprese e lavoro e nello stesso tempo mettere in campo un progetto di politica industriale, sostenuto da risorse pubbliche e private che aiutino le aziende negli investimenti e nella proiezione sui mercati esteri. Investimenti pubblici, soprattutto infrastrutturali, tassazione bassa e superammortamenti: è questo lo shock espansivo che serve. Il governo faccia passi più rivoluzionari nella legge di Stabilità per tornare a crescere». Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Finco commenta i risultati dell’indagine congiunturale.


«Alla politica noi non chiediamo scambi, né favori – dichiara Finco – chiediamo con forza le condizioni abilitanti per competere alla pari con i concorrenti. Come può far ripartire la domanda e gli investimenti un Paese dove la tassazione sul reddito d’impresa è del 64,8%, 16 punti più della Germania! Ci aspettiamo serietà e coerenza dal governo sulla riduzione dell’Ires al 24% dal 2017. Che però non basta. Il ministro Calenda ha intenzione di verificare ogni singolo incentivo erogato per concentrare le risorse su quelli che funzionano. Benissimo: a fronte di ogni euro di sussidio eliminato, il governo garantisca una riduzione di pari importo e strutturale del cuneo fiscale, oggi ancora al 49%, contro il 35,9% della media Ocse».
«Un altro tema determinante per la ripresa è il credito al settore privato. Superato positivamente lo scoglio degli stress test e fugati i dubbi sulla solidità della maggior parte degli istituti italiani, ora questa certezza deve diventare il punto di partenza per una nuova fase, tutta concentrata sull’economia reale. L’abbondanza di liquidità che c’è deve arrivare alle imprese, il cavallo deve poter bere. Il sistema bancario deve riappropriarsi di competenze industriali capaci di accompagnare i progetti di investimento delle imprese e i programmi di sviluppo dei territori. Solo così si ricostruisce la fiducia e si sostiene la ripresa».

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