Gli acquisti-alleggerimento di Draghi favoriscono l’Italia

di admin
Cogliere l’occasione dei tassi al minimo storico.

Un Paese, come l’Italia, il quarto in Europa, per la sua capacità economica, ma, frenato inesorabilmente dal suo inarrestabile debito pubblico, dovrebbe poter vedere la politica lasciare da parte ogni contrasto, per raggiungere decisioni rapide, condivise ed uniche, che risolvano alla radice i problemi e possano ridare tono a un’economia troppo debole, ridurre il debito pubblico, il secondo maggiore in Europa, e creare fiducia nei cittadini, fedeli finanziatori di uno Stato, che ha sempre speso e spende troppo. Abbiamo detto “la politica”. La quale, se veramente vogliamo considerarla l’arte, o meglio, diremmo, l’azione di bene governare i popoli, deve realizzare il meglio per gli stessi, dimenticando, per il bene comune, lotte fra partiti e nei partiti. Non dimenticando che, essendo la politica, finanziata dal popolo, gli attori in essa sono diretti dipendenti, al servizio dello stesso. Non è per nulla piacevole assistere, ogni giorno, attraverso la televisione – che paghiamo – come fu, del resto, in passato, a montagne di chiacchere e a rinnovati inviti, provenienti da varie parti politiche, al primo ministro, a lasciare l’incarico, solo per vedere al suo posto un altro personaggio, quasi che fosse pronto a sostituirlo un taumaturgo, dalle mille possibilità e in grado di sistemare definitivamente un Paese o un Comune, in estrema difficoltà… Tutto ciò – non è cosa nuova – non trascurando che le chiacchere fanno perdere tempo e denaro, mentre abbisogniamo, invece, di misure immediate e preventive, atte, per esempio, ad evitare e a sistemare fatti, come i pesanti disastri bancari, che conosciamo, e, in buona parte, posti in luce dalla Banca Centrale Europea… E meno male, nonostante le prediche anti Unione Europea ed anti euro, ambedue pure, come tutto, non esenti da difetti, che gli stessi ci sono stati e ci sono, assieme alla Banca Centrale Europea stessa, con i limiti massimi di deficit e di debito pubblico, a suo tempo, 1991, sottoscritti anche dall’Italia… Renzi, d’altro canto, fa quello che può – non siamo né di destra, né di sinistra, ma per il giusto – tentando di portare un po’ di aria nuova nell’azione amministrativa… Bisogna ammetterlo, checché se ne dica, pur realizzando, egli, ovviamente, quanto permessogli dall’attuale situazione politica. Intanto, Mario Draghi, pompa, da tempo, nell’economia – e così sarà sino ad inoltrato 2017 – liquidità, acquistando Bot. Egli tenta, in tal modo, fra l’altro, di dare respiro all’apertura di linee di credito, a tasso contenuto, da parte delle banche, a favore delle imprese, che, pensino di investire; di tenere al minimo i tassi debitori per i mutui e sotto controllo la quotazione dell’euro, permettendoci di esportare di più – le importazioni, tuttavia, avranno prezzi meno vantaggiosi – nonché di incentivare la tendenza interna ai consumi… Non solo. Con il suo ‘quantitative easing’, egli contribuisce a contenere la nostra spesa per la remunerazione, in linea d’interessi, del nostro debito pubblico, i noti Bot, in circolazione, e a gettare la basi per un esborso futuro più accettabile, nello stesso campo… Un risparmio nella spesa per interessi sul debito, significa meno imposte e, quindi, denaro per investimenti produttivi. Note considerazioni… La politica dovrebbe approfittare di tale positiva situazione monetaria, per dare un taglio incisivo agli attuali 2230 miliardi di debito pubblico, pietra al collo, non solo per l’Italia, ma anche per l’Unione Europea stessa – oggi spendiamo, per fortuna, miliardi in meno, dicevamo, per la minore remunerazione del debito stesso… Risparmiamo, affondiamo il bisturi nella spesa pubblica e conduciamo una politica non basata sulla competizione fra partiti e fra fazioni, ma sulla realizzazione di riforme ammodernatrici – copiamo, semmai, le migliori in essere all’estero – in grado di farci superare l’attuale momento di non sufficiente inflazione (che, per crescita valida, dovrebbe avvicinarsi il 2%) e di porre il Paese al posto, che merita in Europa e nel mondo.
Pierantonio Braggio

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