I problemi italiani non si risolvono uscendo dall’Unione Europea o dall’euro

di admin
Occorre buona amministrazione. Quella del pater familias.

Già, decenni orsono, dovemmo sentire proclamare, disgraziatamente, che ogni italiano aveva sulle spalle 18.000.000 di lire di debito pubblico. Ora, siamo a 35.000-€. Si diceva, allora, che gli italiani – ma, a spendere era il Governo – “spendevano più di quanto producevano” e, a dire il vero, più giovani d’oggi, essendo noi allora, non ci rendevamo perfettamente conto del significato dell’affermazione di cui sopra, posta in luce dalla politica del tempo. Diciotto milioni di lire erano una grande somma, un grande fardello, che sembrava causato, così com’era annunciato, dai cittadini stessi, mentre esso era diretta derivazione d’una politica economica da “nave in gran tempesta”, dovuta ad una spesa senza limiti, certamente non a favore dei più, che tra l’altro, anche allora, pagavano imposte a non finire. I nocchieri c’erano, ma non ponevano limiti alla spesa pubblica, con pessime conseguenze sull’economia. Anzi, quasi per peggiorare la situazione, si volle punire il risparmio, introducendo, nel 1986, la ritenuta d’acconto, oggi del 12,50%, sugli interessi derivanti dai Buoni del Tesoro, che, fino ad allora, erano, da sempre, “esenti da ogni imposta e tassa, presente e futura”. Avere un reddito, anzi, spregiativamente, una “rendita”, sul proprio risparmio, venne considerato un delitto… Abbiamo parlato di debito pubblico – meglio, dovremmo parlare di quanto esso ci costa all’anno, per il servizio interessi – perché da esso dipende molto la crescita economica, la cui stitichezza attuale dipenderebbe, invece, dalle normative europee e dalla moneta unica: ciò per non volere ammettere che la stessa economia è soffocata dalla spesa pubblica, dagli interessi da pagare sul debito pubblico in circolazione, da imposizione fiscale altissima e da impossibile burocrazia, fattori che, per ogni Presidente del Consiglio, costituiscono il massimo dei grattacapi. Elementi negativi, i citati, che non permettono rapida e positiva evoluzione dell’impresa e maggiore spesa da parte dei cittadini, ambedue fonti di maggiori entrate, atte a garantire almeno la sostenibilità del debito pubblico, ossia, la certezza che lo Stato sia sempre in grado di pagare gli interessi sul debito, promessi ai prenditori-creditori. Ci aiuta, oggi, non poco, Mario Draghi, che con i suoi acquisti obbligazionari fa in modo che Italia e altri Paesi abbiano contenuti interessi da pagare, sulle emissioni attuali, permettendo al denaro così risparmiato d’essere veicolato all’economia reale, unica, capace di produrre ricchezza e di garantire a detentori di Bot interessi e rimborsi. Ora, per ridimensionare il debito, c’è un unico metodo, quello di tutti i tempi: risparmiare in spesa pubblica, ridurre la fiscalità e tagliare la burocrazia, il cui compito è di favorire le iniziative e di conferire alle stesse legalità, nell’interesse della società.

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