Prima rappresentazione dell’opera “La Traviata”

di admin
Il 2 luglio alle 21.00 debutta il terzo titolo in cartellone della 94° edizione del Festival Lirico: La Traviata, melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave e musica di Giuseppe Verdi.

L’elegante allestimento, che ha aperto il Festival 2011 ed è stato riproposto due anni dopo, è firmato da Hugo de Ana con le coreografie di Leda Lojodice. Per il Festival 2016 la direzione d’orchestra è affidata a Jader Bignamini (2, 5, 8, 12/7), al suo debutto all’Arena di Verona, che si alterna a Fabio Mastrangelo (15, 22, 26, 30/7).
Repliche: 5, 8, 12, 15, 22, 26, 30 luglio 2016 (ore 21.00)

L’opera, andata in scena per la prima volta sul palcoscenico areniano esattamente 70 anni fa, è stata presentata in 14 edizioni del Festival per un totale di 104 rappresentazioni. Il melodramma è ispirato al romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, che racconta la triste vicende della più celebre tra le cortigiane della Parigi di Luigi Filippo, Alphonsine Plessis, morta di tisi nel 1847 alla giovane età di 23 anni. Il successo del libro è così grande che dal medesimo titolo viene tratta una pièce teatrale andata in scena a Parigi nel febbraio 1852 proprio durante il soggiorno di Verdi nella capitale francese. La protagonista, che nel romanzo si chiama Marguerite Gautier, viene ribattezzata Violetta Valéry nel titolo verdiano.
Il compositore infatti si era impegnato con il Teatro La Fenice di Venezia a scrivere un’opera nuova per il carnevale 1853 e la stesura della nuova partitura avviene in soli quaranta giorni, mentre il libretto viene affidato a Francesco Maria Piave.
Il regista argentino Hugo de Ana posticipa l’ambientazione della sua messa in scena di circa quarant’anni, ambientando la vicenda nel 1890 per mantenere il senso di criticità storica del periodo in cui è stata concepita l’opera. La vicenda di Violetta prende vita in una sorta di spazio dei ricordi, una pinacoteca smontata e messa a soqquadro, in cui le tele vuote sottolineano il gioco della verità e della finzione scenica. È in questo spazio che lo spettatore può cogliere le molteplici sfaccettature della vita della protagonista: la prostituzione, il denaro, la mondanità e la superficialità di un mondo in declino, dove lei rinasce con la scoperta dell’amore fino al momento estremo.
Il regista argentino ha dichiarato che non è stato facile «mettere mano ad opere pensate per il chiuso, non per spazi dispersivi, problematici per svolgere una vicenda intima»: da qui l’idea delle enormi cornici semoventi, svuotate dagli specchi smontati e posti sul palcoscenico, così da colmare gli ampi spazi areniani. Ma anche per significare simbolicamente il lusso e nel contempo suggerire l’idea della decadenza dei sentimenti e della corruzione dei personaggi. Precisa infatti Hugo de Ana: «Non bisogna mai dimenticare che alla fine quest’opera è di forte impatto critico-sociale rispetto alla vita di certe persone che vivono in maniera forse spregiudicata, un po’ superficiale, sopra le righe. Di personaggi che possono passare la barriera del tempo per essere perfino attuali, dei nostri giorni».
E nel finale non c’è redenzione in senso religioso: «Nella morte della protagonista di cristianamente religioso esiste solo l’accettazione, in una visione borghese assolutamente libera. Anche Verdi viveva così, se ha sposato dopo anni di convivenza la Strepponi. Non credo che ci sia questa specie di redenzione di Violetta nel senso morale: ne perderebbe di forza tutta la storia ed il soggetto. Voglio sempre vederla, invece, come una riflessione del personaggio davanti alla morte, che parta dall’idea del sempre addio».
Violetta è un personaggio profondamente umano, profondamente femminile, la cui sensualità è abilmente sottolineata anche dai costumi scelti per l’allestimento. Il regista ha guardato ad un periodo ben specifico, partendo da un quadro visto al museo Revoltella di Trieste, una “Dama delle camelie” italiana di fine Ottocento, di un pittore poco noto, Eugenio Scomparini: «Ho guardato più volte quella pittura… ed è proprio Violetta che sta morendo. Ho sempre avuto l’idea di utilizzarla come immagine in un teatro più piccolo. Così ho ambientato la vicenda nel 1890, un periodo in cui, con la rinascita del mondo industriale, l’ambiente lascia segni profondi anche sui lineamenti della protagonista. La mia intenzione è quella di sottolineare la sua fragilità interiore, ma anche di evidenziare le caratteristiche di donna ideale per dare una forza visiva maggiore all’uso di espressioni chiare nell’allestimento». Ne scaturisce così una Traviata più vicina alla tradizione, al bel stile italiano del melodramma.
Nel cast, alternati per le otto rappresentazioni, grandi protagonisti: Violetta Valéry sarà interpretata da Nino Machaidze (2, 5, 8, 12/7) ed Ekaterina Bakanova (15, 22, 26, 30/7); nel ruolo di Alfredo Germont troveremo Francesco Demuro (2, 5, 8, 12, 26, 30/7) e Cristian Ricci (15, 22/7). Nelle vesti di Giorgio Germont, padre di Alfredo, vedremo Gabriele Viviani (2, 5, 8/7), Dalibor Jenis (12, 15, 22/7) e Artur Rucinski (26, 30/7).
Flora Bervoix     sarà impersonata da Clarissa Leonardi, Annina da Madina Karbeli (2, 22, 26, 30/7), e Teona Dvali (5, 8, 12, 15/7). Gastone di Letorières avrà il nome di Paolo Antognetti, il Barone Douphol di Alessio Verna, il Marchese d’Obigny di Romano Dal Zovo, il Dottor Grenvil di Paolo Battaglia, Giuseppe di Cristiano Olivieri e il duplice personaggio del Domestico/Commissionario di Victor Garcia Sierra.
Orchestra, Coro, Corpo di ballo e Tecnici dell’Arena di Verona insieme a mimi e comparse.

Novità del Festival 2016, che ha riscosso già l’unanime successo tra gli spettatori, è l’introduzione di due schermi ledwall ai lati del palcoscenico utilizzati per i sopratitoli in lingua italiana e inglese per una migliore comprensione dell’opera.

Condividi ora!