La costituzione non si decide da soli, il rischio di sbagliare è troppo. Ecco la riprova.

di admin
riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera politica......

56 costituzionalisti 56

Lettera Numero: 628

Sono 56 gli studiosi di diritto costituzionale che hanno firmato un “manifesto” che mette in evidenza i difetti, i rischi e gli errori della riforma costituzionale fatta approvare da Renzi. Firme di peso, di giuristi di varia estrazione, ma tutti preoccupati della piega che prenderebbe la democrazia italiana nel caso in cui la sciagurata riforma della Costituzione approvata dal Parlamento a colpi di maggioranza non fosse bocciata dal referendum che si terrà in ottobre.
Fra i firmatari Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky, Francesco Paolo Casavola, Ugo De Siervo, Giovanni Maria Flick, Enzo Cheli, Paolo Maddalena, Antonio Baldassarre, Lorenza Carlassare, Franco Gallo, Fulso Lanchester, Fernando Santosuosso, Luca Antonini, Franco Bile, tutti giudici costituzionali, ex presidenti della Corte Costituzionale, eminenti professori d’università docenti di diritto costituzionale.
I 56 esprimono molte perplessità e preoccupazione sulla riforma-pasticcio, a cominciare dalle modalità con le quali si è realizzata, attraverso “una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche.”
Il disegno di Renzi di costruire a suo uso e consumo, attraverso la riforma della Costituzione e la concomitante nuova legge elettorale, un castello di regole che gli garantiscano il potere per i prossimi vent’anni trova già un primo, consistente ostacolo nel parere di questi eminenti giuristi. Con la loro presa di posizione si apre di fatto lo scontro politico che caratterizzerà i prossimi mesi, da qui ad ottobre.
Se prevarrà il NO, come i sondaggi cominciano ad indicare, Renzi ha dichiarato più volte che dovrà trarne le conseguenze. In poche parole dovrà andare a casa per il semplice fatto che verrebbe certificata dalla volontà popolare, espressa attraverso lo strumento referendario, la non legittimazione popolare del sistema di potere che si appresta ad instaurare fin dal giorno in cui è stato insediato a Palazzo Chigi dagli burocrati di Bruxelles e dall’alta finanza.
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