NELL’ANNO DELLA GRANDE GUERRA, LEGNAGO RICORDA L’ARCHIETTO ROSSATO AL QUALE SI DEVE IL SACRARIO DI ASIAGO
di adminNato a Legnago il 26 settembre 1885, dove frequentò la scuole primarie, si laureò in architettura a Modena. Mentre i suoi primi lavori sono stati progettati a Legnago, è a Venezia “che lasciò la vivida impronta della sua arte e della sua fantasia nelle ville che ancor oggi rendono più ridente il litorale del Lido”.Fu attivo anche a Vicenza, a Roma a Genova e in Africa. Fu qui, mentre a Gondar attendeva alla sistemazione de seicentesco Castello che “fu colpito da una indisposizione che lo costrinse a rientrare in Patria e, appena giunto a Venezia, vi moriva. Era il 18 giugno 1937”. Aveva 52 anni.
L’anno dopo re Vittorio Emanuele III inaugurava il Sacrario militare di Asiago, considerato uno dei maggiori Ossari della Prima guerra e nel quale sono conservati i resti di più di 54mila soldati italiani e austro – ungarici, intervenne Vittorio Emanuele III. I lavori, sul colle delle Laiten, “davanti alla contrada dove ancora c’erano i ruderi delle case che non erano state ricostruite”, e dove “i ragazzi del paese su quel colle erano sempre saliti per i loro giochi e anche i loro padri (…)” presero il via nella primavera del 1932. A ricordarlo, nelle Le stagioni di Giacomo è Mario Rigoni Stern.
“Un giorno d’estate – continua la testimonianza dello scrittore asiaghese – arrivarono lassù ingegneri e geometri accompagnati dal podestà e dal segretario del Fascio. I tecnici con paline, corde metriche e teodoliti si misero a guardare, misurare, scrivere. Era stato proprio lì, sulla collina dei giochi, che le autorità di Roma dopo proposte, discussioni, esami, sopralluoghi avevano deciso di costruire il grande monumento che doveva accogliere le spoglie dei tanti eroi caduti sull’Altipiano per la salvezza della patria. E così si distrussero tanti sereni cimiteri tra i prati e i boschi per fare quel grande arco in stile imperiale”.
Più che all’architettura Orfeo Rossato sognava di fare il pittore. “Dalle prove grafiche che ci restano – assicura Annalisa Rossini – si vede che ha del talento”. Divenne invece apprezzato architetto.
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