Unione Europea: Grecia ed euro.

di admin
Il problema ellenico è unicamente questione di riforme e di denaro fresco. Provvidenziale sarebbe un contributo finanziario degli Stati Uniti.

Purtroppo, quell’Unione di Stati Europei, che, nell’intenzione dei suoi fondatori, doveva portare tranquillità all’Europa, si trova alle prese con il problema enorme, detto Grecia. Al centro di tutto, in Grecia, è il pesante debito pubblico, pari a circa il 180% del Pil e la pesante paralisi economico-finanziaria, in cui si trova Atene. La quale non solo deve pensare a come rimborsare i propri titoli del Tesoro in circolazione, ma deve restituire anche il denaro (freschissimo, al momento del versamento) fattole pervenire, nel tempo, dalla Banca Centrale Europea, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Germania, dalla Francia, dall’Italia, dalla Spagna, dall’Olanda e dal altri Paesi dell’Unione Europea, per un totale di oltre 320 miliardi di euro… Cosa impossibile, perché manca il contante. A risentire di tale grave situazione sono la popolazione greca, con una disoccupazione al 27%, l’Unione Europea, come visto, fortemente creditrice ed impegnata nel dare aiuto ad Atene, sia pure con garanzie, e l’euro, che è sottoposto a prova di forza… La soluzione più temuta è un’uscita della Grecia dall’Eurozona, soluzione che tutti i Paesi UE vorrebbero giustamente evitare, per non perdere un partner geograficamente e storicamente europeissimo, per non assistere ad uno scollamento, originatore di perdita di fiducia nell’Unione, e per non creare precedenti d’alto pericolo per l’Unione stessa. Considerazioni validissime, che si scontrano, tuttavia, con l’impossibilità pratica di rifinanziare radicalmente le casse greche, che ben difficilmente, nel breve termine, potranno fare conto su entrate derivanti da una vivavce crescita economica interna, sia per la situazione locale nota, sia per le misure restrittive, a risanamento ed a garanzia, che i creditori citati chiedono di realizzare al Governo di Atene. Tuttavia, non è che una nuova iniezione di liquidità, sia pure nell’ordine di miliardi, possa rimettere in moto d’un tratto un’economia in massima difficoltà, quale è quella attuale greca. O l’importo da iniettare è veramente grande, o molto poco respiro sarà possibile dare al bilancio greco, tenendo presente che la Grecia troverà molto difficoltoso raccogliere denaro sul mercato internazionale, date le condizioni in cui si trova. In sostanza: troppo alta è la somma, incalcolabile, che dovrebbe essere pompata nel portafoglio pubblico, onde Atene possa riprendersi celermente. Occorre, quindi, pazienza e sacrifici da ambo le parti, Unione Europea e Grecia. La quale – schiacciata da un peso finanziario ereditato senza limiti – deve rendersi conto, purtroppo che per prestare denaro, occorre averne, e che, dovendo essere lo stesso prestato da Stati, esso è pur sempre frutto dell’imposizione fiscale in essere negli Stati possibili prestatori stessi, dei quali, non tutti sono in situazioni economiche felicissime o, pur essendolo, non intendono privare i propri cittadini, i contribuenti, d’un certo ulteriore benessere a favore di altri. Forse, potrebbe essere una soluzione accettabile, che salva l’una e l’altra cosa, quella proposta dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, di permettere alla Grecia un’assenza dall’Eurozona di alcuni anni, durante i quali essa possa fare il meglio, per rimettere in moto la propria economia. Certamente, la proposta è stata bene studiata in ogni dettaglio, ma, rebus sic stantibus, non basteranno dieci anni, per riavere Atene nell’Eurozona, troppi essendo i segmenti, cui Atene stessa deve porre mano. Siamo dinanzi ad una realtà complicata, solo se si pensa che il cittadino greco, in caso di grexit, vedrebbe diminuito, e questo è solo un esempio, di un 30-40% il suo potere d’acquisto e che, dal lato importazioni, le materie prime, costerebbero alla Grecia – speriamo in soluzioni migliori – un 30-40% in più…, non certo compensabili, improvvisamente, con un maggiore export…, pur di un 30-40% a più buon mercato. Penseremmo a qualcosa di meglio: ad una specie di Piano Marshall, in piccolo, da parte degli Stati Uniti…, molto attenti, e giustamente, all’integrità dell’Unione Europea. Intanto, nel mezzo di mille polemiche, difficoltà e scollamenti, il Parlamento greco ha approvato il primo pacchetto di riforme, concordate con Bruxelles, per ottenere l’ammontare di circa 86 miliardi di euro – terzo intervento a livello Unione Europea. Un passo è stato fatto, dunque. Ora, auguriamoci altri progressi, non dimenticando che dire Grecia è come dire Europa e che l’opinione pubblica mondiale è esclusivamente a favore della permanenza della Grecia nell’Eurozona. Un fatto che ci conforta.

Condividi ora!