Produttori veronesi di pesche e di nettarine in forte difficoltà: la quotazione all’ingrosso non copre la spesa.

di admin
Coldiretti, il presidente Claudio Valente, il direttore Giuseppe Ruffini e agricoltori ricevuti in Prefettura.

L’agricoltura, fonte di vita, è in costante situazione difficile, in quanto i costi di produzione e le basse quotazioni dei prodotti condizionano pesantemente i ricavi. Per diversi motivi, la migliore pesca veronese viene pagata al produttore dai 17 ai 20 cent al kg e viene consumata poco proprio a Verona, che in fatto di pesche è leader a livello mondiale, per il suo costo eccessivo, non dimenticando che, in Italia, secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità, si utilizza poca frutta. Coldiretti ha voluto esporre ufficialmente al viceprefetto Gerardino Mattia, il 17 luglio 2014, la difficile situazione del mercato della pesca e della nettarina, che risente, oltre che dei costi di produzione, di una maturazione precoce in blocco del frutto, date le temperature attuali, e del basso prezzo all’ingrosso, anche di difficoltà nel settore esportazione, che pure assorbe il 40/50% della produzione, in quanto, ha segnalato il presidente Valente, costituisce un ostacolo alla vendita all’ Est Europa il fatto che si possano incassare in contanti dagli acquirenti solo 1000 €, mentre gli importi corrispondenti al possibile consegnato sarebbero ben maggiori. Il compratore esteuropeo, sino ad un anno fa, infatti, acquistava e pagava in contanti, cosa che, come si è visto, oggi non è più possibile, per regolamento nostrano. Valente ha evidenziato anche come Coldiretti chieda una corretta riconversione varietale – un tempo, studiata e suggerita dall’Istituto di Frutticoltura di Verona ed ora non più esistente, ha segnalato il produttore Renzo Bonizzato –, un coordinamento unico per l’immissione del prodotto sul mercato; la regolamentazione del sistema degli sconti e delle vendite sottocosto, nella grande distribuzione organizzata, regole in fatto di confezionamento, lo sviluppo di fondi mutualistici, la progettazione di nuove forme assicurative, che comprendano situazioni di crisi e l’esclusione della frutta più facilmente deperibile dal sistema del libero servizio nella grande distribuzione. L’agricoltura ha chiesto, quindi, alla Prefettura che tali proposte vengano presentate a livello di Governo e di Ministero, tanto più che sarebbe necessario un ritiro straordinario di frutta estiva per due settimane, come previsto dal Regolamento comunitario 1308/2013 (Ocm Unica), anche perché per quest’anno si prevede nel Veronese una perdita, quanto a pesche ed a nettarine, di 6 milioni di euro. Inoltre, bisogna trovare una soluzione all’entrata in Italia di frutta nordafricana, offerta come europea… Il direttore di Coldiretti Ruffini ha posto in evidenza, come la crisi economica abbia portato ad un forte calo dei consumi alimentari, tornati indietro, nel 2014, al volume d’oltre 30 anni orsono.
Verona produce, ogni anno, circa 550 000 quintali tra pesche e nettarine, per un valore di 29,5 milioni di euro, lavorando 2700 ettari di terreno. Ma, se la situazione attuale dovesse trovare continuità anche in futuro, il danno, una tragedia, non sarebbe solo da riferirsi ai minori incassi – così Renzo Bonizzato, produttore – ma anche, purtroppo, alle aziende agricole, molte delle quali stanno chiudendo, e a famiglie, che svolgono da sempre la loro attività in campagna.
L’agricoltura va aiutata, va fatta apprezzare per i suoi alti ed essenziali contributi alla genuina alimentazione, senza della quale non vi sarebbe vita.

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