A Verona, allevatrice di cani condannata per maltrattamenti
di adminL’eurodeputato PD Andrea Zanoni ha affermato: «Complimenti al Corpo Forestale dello Stato per l’operazione condotta. Sentenze come questa servono da deterrente per chi pensa di lucrare sulla pelle degli animali e rimanere impunito»
Il Tribunale di Verona ha condannato un’allevatrice di cani a otto mesi (pena sospesa) con sospensione di tre mesi dell’autorizzazione per l’attività per maltrattamento di animali aggravato e detenzione incompatibile con le loro caratteristiche etologiche.
Il giudice Livia Magri ha condannato una quarantasettenne veronese a otto mesi, invece che a sei come era stato richiesto dal Pubblico Ministero, aggiungendo tre mesi di sospensione dell’attività dell’allevamento e confisca dei 96 cani che sono stati affidati alla LAV, costituitasi parte civile.
La scoperta delle condizioni in cui erano detenuti 20 cuccioli, tre dei quali morirono durante l’intervento e 76 fattrici di varie razze, tra cui Pincher, Volpini e Dogue de Bordeaux, Carlini, Chihuahua, Bulldog inglesi, Barboncini e Shitzu, è stata fatta dal Corpo Forestale dello Stato. Durante il blitz del dicembre 2010, i veterinari verificarono che i cani avevano le zampe atrofizzate perché non venivano mai fatti uscire dalle piccolissime gabbie realizzate con bancali di legno e materiale di scarto.
Gli animali presentavano dermatiti e rogna. Gli agenti rilevarono che il capannone, già utilizzato per l’allevamento di polli, era riscaldato solo da una stufa e la temperatura non arrivava a 10 gradi. L’allevamento non era autorizzato e tutti i cani erano dotati di microchip intestati alla stessa persona, senza che questo particolare abbia mai destato sospetti in chi avrebbe dovuto effettuare controlli.
L’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha affermato: «Mi complimento con il Corpo Forestale dello Stato per aver messo fine alle sofferenze di quei poveri animali e con il giudice che con la sentenza emessa ha sottolineato la gravità del reato perpetrato dall’allevatrice. Mi auguro che serva da deterrente a chi pensa di poter allestire “fabbriche” di animali per lucrare sulla pelle di esseri indifesi».
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