DEPURAZIONE. AZOTO E FOSFORO ABBATTUTI PER IL 75%
di adminPertanto, possono non essere applicati i limiti di emissione per i singoli impianti.
Lo ha deciso la giunta regionale, su proposta dell’assessore alle politiche ambientali Maurizio Conte. Dando seguito a specifiche direttive comunitarie, le Norme Tecniche di Attuazione del PTA stabiliscono infatti che gli scarichi provenienti da impianti di trattamento di acque reflue urbane che servono agglomerati con più di 10.000 abitanti equivalenti (AE), indipendentemente dalla potenzialità del singolo impianto, che recapitano sia direttamente che attraverso bacini scolanti nelle aree sensibili designate, devono rispettare i limiti di emissione per i parametri fosforo totale e azoto totale che variano da 1 a 2 mg/L per il fosforo e da 10 a 15 mg/L per l’azoto, in funzione della dimensione dell’agglomerato servito.
In base ai dati 2011 comunicati dai Consigli di Bacino degli ATO (Ambiti Territorali Ottimali), gli esiti delle valutazioni dei rendimenti di abbattimento dei nutrienti in ingresso agli impianti di trattamento delle acque reflue urbane del Veneto hanno evidenziato per l’area delle acque costiere una riduzione di azoto totale pari al 74% e di fosforo totale pari al 75%. Sulla base di elaborazioni di ARPAV, l’incertezza legata al calcolo della percentuale di abbattimento dell’azoto totale è pari all’1% in più o in meno mentre quella per il fosforo totale si attesta al 2%.
A fronte di questi dati la Regione ha perciò stabilito che, sia per l’azoto che per il fosforo, tenuto conto dell’incertezza associata alla percentuale di abbattimento calcolata, non sia necessario applicare i limiti di emissione per singolo impianto, essendo dimostrato che la percentuale di riduzione del carico complessivo in ingresso a tutti gli impianti di trattamento è pari almeno al settantacinque per cento a livello regionale, fermo restando che le concentrazioni attuali allo scarico non devono essere peggiorate.
La riduzione del 75% dei carichi inquinanti di fosforo e azoto è un obiettivo che la Regione ha perseguito al fine di ridurre i così detti “nutrienti” veicolati nelle acque a rischio eutrofizzazione, soprattutto dell’alto Adriatico. “Ridurre l’apporto di nutrienti e dei carichi inquinanti in generale – conclude Conte – significa restituire qualità alle acque e conservare gli habitat naturali, consentendo lo sviluppo degli ecosistemi associati all’ambiente acquatico. Ciò ha ricadute positive non solo sotto il profilo ambientale, ma anche paesaggistico, turistico e più in generale per la fruibilità della risorsa, si pensi per esempio alla balneazione”.
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