CENT’ANNI FA NASCEVA GINO BARBIERI

di admin
Era il 2 marzo del 1913 quando all’anagrafe di Legnago venne iscritto Gino Barbieri, destinato a diventare un illustre storico dell’economia. Meglio, “uno dei più qualificati economisti d’Italia e uno dei più preparati cattedratici della nazione.”

Ed è a lui, a Gino Barbieri nel centenario della nascita, che il Circolo filatelico legnaghese “Sergio Rettondini” ha deciso di dedicare l’annuale manifestazione, trentunesima della serie, che apre i battenti sabato 28 settembre al Museo Fioroni, per restare aperta fino a domenica 6 ottobre. Più avanti, con la collaborazione della Fondazione Fioroni, Barbieri verrà ricordato nel corso di un apposito incontro.
Quando, il primo novembre 1982, Verona divenne ateneo non poté essere, come sarebbe stato giusto, rettore. Questo per il semplice fatto che Barbieri, preside della Facoltà di economia e commercio dal 1963 al 1981, nel frattempo era divenuto – anche per le banche ci fu il periodo dei professori – presidente della Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, ricevendo il testimone dall’avvocato Domenico Mirandola. “Era certamente orgoglioso – ricordò Giovanni Padovani, parlando di quel periodo – dei risultati, delle idee che si tramandavano in opere (ne andava veramente fiero), ma purché esse fossero concretamente assimilate, purché diventassero sapere, divulgazione finalizzata alla crescita dell’uomo interiore”. Sempre “fu parsimonioso, preoccupato di raggiungere il massimo con il minimo mezzo pecuniario. Per questo – concludeva Padovani ricordano nel 1999 il decennale della scomparsa di Barbieri – fu saggio amministratore mai abbagliato dalle luci del palazzo.”
Al pari di un altro grande legnaghese, Giovambattista Cavalcaselle, storico dell’arte, per i suoi numerosi e importanti saggi Gino Barbieri si è sempre servito di documenti archivistici. Così durante il periodo milanese compilò, era il 1938, la straordinaria monografia su “Economia e politica nel Ducato di Milano (1386 – 1535)”. Di grande interesse, anche per l’originalità del taglio conferito, il saggio su “I redditi dei milanesi all’inizio della dominazione spagnola”. Nel ventennio in cui fu docente a Bari varò interventi quali “La vita economica e sociale nell’Italia meridionale all’inizio del secondo millennio,” oppure sui Beni ecclesiastici in Puglia tra il III e il XIV secolo.
Sempre nella città di San Nicola, Bari, diede alle stampe: “La crisi finanziaria di un Comune veronese nel secolo XVI: Porto di Legnago”, inserito – rammenta Giuseppe De Gennaro – in una raccolta in una raccolta di studi in memoria di Rodolfo Beinini.
Nella lunga ricerca del pensiero economico, Barbieri non ha mancato di affrontare la dottrina sociale della Chiesa. Lo ha fatto, a parere di Paolo Pecorari, “in controtendenza con un’interpretazione largamente diffusa sulla storiografia e in linea con una chiave di lettura proposta da Toniolo, Mazzei e Fanfani”. Infatti “Gino Barbieri individua il terminus a quo nella dottrina economica sociale della Chiesa non già nella Rerum Novarum di Leone XIII (1891), bensì in alcune idee del Vangelo: l’elemosina del necessario come ‘anticipazione del valore marginale della moneta’; la distribuzione tra reddito da lavoro produttivo e reddito da lavoro improduttivo; l’antinomia tra processo dei beni e usufrutto di essi; la partizione logica tra prestito concesso per necessità di consumo immediato e prestito volto al finanziamento di un mutuatario per consentirgli l’accrescimento delle fonti di reddito; il relativismo dei fenomeni economici”.
Non meno interessanti i contributi di Gino Barberi sulle esplorazioni geografiche, che “privilegiano l’aspetto didattico e quello scientifico” che spaziarono dall’America Latina all’Africa. Soffermandosi, in quest’ultimo caso, sulle attività africane di monsignor Daniele Comboni, “vista come un’iniziativa insieme religiosa, sociale, ed economica volta a realizzare un progetto di redenzione delle genti africane e di lotta contro lo schiavismo. Lo sfondo è quello di un quadro geografico pressoché sconosciuto e di un contesto politico segnato dalla competizione tra proteste europee per accaparrarsi le ricchezze e i territori dell’Africa, secondo uno schema praticato da secoli anche in altri continenti.”
Ma anche l’arte fu al centro delle attenzioni di Barberi, specialmente nella rubrica “Le fonti artistiche” ospitata dalla testata Economia e Storia. Esaminando, per esempio, la Danza macabra di Pinzolo di Val Rendena, Gino Barbieri conclude sottolineando, ammette Francesco Giacobazzi Fulcini , come essa vada vista “nel quadro dei moti contadini del Tirolo nella prima metà del Cinquecento”.
Tra le collezioni esposte nella Sala Orientale del Museo Fioroni spicca quella di Luciano Calenda, presidente dei collezionisti di filatelia tematica, che illustra la quinta Satita di Orazio, “Il viaggio da Roma a Brindisi”.

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