Verona restaura i suoi migliori capolavori.

di admin
Di tanto in tanto, nuove opere raccontano la storia artistica della città scaligera.

Nello scorso luglio 2013, è toccato al pittore veronese Paolo Farinati (1524-1606), a cura dei Musei veronesi, di cui è solerte direttrice Paola Marini. A dire il vero, si tratta della “restituzione” al palazzo Sebastiani, Verona, di un importante ciclo cinquecentesco, affrescato dall’artista citato. Il grande e magnifico affresco, infatti, si trovava in detto palazzo. Ora, il ciclo, composto di tre parti, ha trovato il dovuto e adatto posto, peraltro definitivo, dopo accurato intervento di restauro e di manutenzione, da parte di tre botteghe di restauratori (Cristiani, Stevanato e Zambaldo) e con il contributo del Rotary Club Verona Sud “Michele Sammicheli”. Lo ospita una grande e lucente sala della Biblioteca Civica di Verona – che ingloba, appunto, anche l’antico palazzo Sebastiani – con il compiacimento del presidente della Commissione Cultura del Comune di Verona, Rosario Russo, e del direttore della Biblioteca stessa, Agostino Contò.
Il ciclo – tre grandi brani, in colore di terra giallo-rossa – riproduce dalle Storie di Giuditta – “L’assedio di Betulia”, “Giuditta nella tenda di Oloferne”, “Gli Ebrei che a Betulia vincono gli armati di Oloferne”, nonché due sovrapposte monocromie, con figure allegoriche femminili. L’opera ornava quattro stanze del palazzo di Giovanni Girolamo Sebastiani, edificio situato dietro all’allora chiesa gesuita di San Sebastiano, al posto della quale si trova oggi il fin troppo moderno stabile, che ospita la Biblioteca veronese. L’opera fu commissionata al Farinati dal Sebastiani, tintore, fra il 1586 ed il 1588.
Fu nel 1840 che, in occasione d’una modifica da apportare a palazzo Sebastiani, gli affreschi vennero strappati dal muro, posti su tela dal restauratore Giovanni Battista Speri
ed esposti prima in palazzo Pompei, allora sede museale e, quindi dal 1926 sino agli anni Cinquanta del secolo scorso, in Castel Vecchio, per essere, poi, riposti, arrotolati, nei depositi dei Civici Musei, in attesa di un nuovo collocamento, che si realizzò, finalmente e felicemente, come si è visto, un mese fa.
Un’operazione, quella descritta, che è segno di buona volontà, di operosità e della ferma intenzione di valorizzare un grande patrimonio artistico, che attende troppo lungamente di rivedere la luce. Se tale impegno, poi, onora la città scaligera, riproponendo lavori quasi sconosciuti di artisti della grande Scuola veronese, con il necessario restauro, esso crea anche occupazione. E non è poco.

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