L’incommensurabile contributo della “Parrocchia” al benessere del tessuto civile.

di admin
Il “Parroco” non è solo alta guida religiosa, ma è anche realizzatore d’innumerevoli ed importanti iniziative a favore del “sociale”.

Non occorre essere cattolico e frequentare il tempio, per apprezzare la costruttiva azione della Chiesa a favore della società, azione realizzata e che si realizza costantemente – anche senza tenere conto del credo dei singoli – attraverso l’iniziativa e l’impegno dei Parroci, nelle diverse e più nascoste comunità locali. Dove c’è un parroco, è sempre rilevabile, senza bisogno di sforzo alcuno, come attorno alla sua chiesa sia spiritualmente e materialmente concretizzato al massimo l’evangelico concetto di “amore per il prossimo”. Le parrocchie sono la fucina, in cui si progetta e si forgia, alla luce del Nuovo Testamento, il meglio per la società.
Se quanto sopra si costata nelle parrocchie di città, esso appare maggiormente evidente nelle parrocchie di provincia, dove il prestigio goduto dal “Parroco”, anche per il suo indubbio e visibile impegno nel sociale, nell’ambito della sua comunità, è talvolta ben superiore a quello di qualsiasi autorità istituzionale. Egli, l’arciprete, non ha bisogno di crearsi popolarità e non mira a proporsi come salvatore dei suoi parrocchiani, ma unicamente a porsi umilmente al loro servizio, con pareri, consigli e fatti che, per essere considerati, senza la minima ombra di dubbio, massimamente seri, suggeriti spassionatamente e derivanti dall’unica volontà di fare il bene, sono di validissimo aiuto nella soluzione di numerosi problemi, soprattutto interiori, che travagliano fin troppo spesso la vita e le relazioni umane. Il Parroco: un uomo che, più delle parole, ama i fatti, ossia, il Vangelo trasformato in realtà.
In una parrocchia, l’arciprete è tutto. E’ un Unicum umano dalle mille idee, che s’impegna di persona, anche dinanzi a pesanti oneri, un saggio amministratore, quindi, del quale la gente – lato religioso a parte – ha la massima fiducia ed al quale la stessa si rivolge nella certezza che la sua opinione, il suo suggerimento non daranno che risultati positivi, anche in fatto di fraterna consolazione, nei momenti più terribili, che la vita riserva ai mortali. Dicendo Parrocchie – ve ne sono 26.000 in Italia – viene spontaneamente da pensare alle diverse, piccole e grandi realizzazioni, che tali insostituibili entità, curate da 37.000 sacerdoti e capillarmente distribuite sul territorio, sono state e sono in grado di offrire quotidianamente, senza ricompensa alcuna, con manzoniano “volto amico”, e in un mondo in cui, senza denaro, nessuno si muove. Trattasi di attività e di realizzazioni d’ogni genere – prima fra tutte, la cura dei giovani, con un insegnamento, del quale altrimenti si percepisce sempre più l’assenza, e degli anziani: Conferenze di San Vincenzo, centri d’aiuto, anche immediato, associazioni sanitarie, ambulatori, mense accurate (talvolta, aperte anche alla domenica), pagamento di affitti o di bollette d’energia elettrica e di gas, micro credito – concesso non solo a gruppi familiari, ma anche ad aziende…: pensate, pensate! – case di riposo per disabili, scuole, doposcuola e, persino, biblioteche ed archivi, nonché pronto sollievo ai colpiti da terremoti e da esondazioni, senza dimenticare l’indispensabile volontariato parrocchiale, che si aggiunge a quello laico. Un complesso d’opere – anche aiuto a chi è senza lavoro, al divorziato, al carcerato e consulenza psicologica – quello della Parrocchia, mirato a favore d’una società, ora più locale che extracomunitaria, la quale ha sempre più bisogno d’attenzione e di solidarietà, anche a causa dell’attuale acuta crisi economica. Aiuto e solidarietà, che solo la Parrocchia – anche perché sempre ad immediato contatto con la “gente”, senza burocrazia – può dare, si diceva, perché costituita dalla fattiva e sensibile comunione di sacerdoti e di parrocchiani, veri volontari della cultura del bene, la quale è frutto di quel sentire caldo ed umano, che ne promuove gli interventi, come diretta derivazione del dettato cristiano. Un impegno insostituibile, che crea indubbiamente ed indirettamente pure movimento economico e, quindi, occupazione. Un’efficiente, fattiva rete, dunque, di 26.000 parrocchie, ciascuna, con i suoi fedeli da curare e i suoi bisognosi da aiutare. Grandiosa rete, che origina pure un’importante risparmio per lo Stato, che si calcola sugli undici miliardi d’euro l’anno. In tale quadro – certamente incompleto, ma consolante e caratterizzato comunque da felici risultati, compresi la formazione di giovani, il loro avvio all’imprenditoria cooperativistica, nonché ampliato a quasi ottomila servizi sociali attivi – è facile comprendere in modo più che evidente come sia da non sottovalutare l’importanza della devoluzione dell’8 per mille alla Chiesa. La quale impiega il relativo derivante, per 354 milioni, per il sostentamento del clero – che vive con riconoscimenti mensili fin troppo modesti, rispetto all’alto ruolo svolto nel sociale –, per 433 milioni, per esigenze di culto e pastorali, e, per 205 milioni, per interventi caritativi e, quindi, per ulteriori servizi sociali. Peccato, che tali dati siano spesso sconosciuti o volutamente taciuti.
L’impegno profondo e costante della Parrocchia e, più ampliamente della Diocesi e della Chiesa, è sostenere il sociale, l’uomo dai mille bisogni, in maniera esemplare. Infatti, se compito istituzionale ecclesiastico è la predicazione del Vangelo, maggiore dedizione volgono molto correttamente le Parrocchie all’umanità bisognosa, al prossimo, non solo al cattolico, offrendo ad esso carità, conforto e realistica speranza, concretizzando, in tal modo, quanto suggerisce il Vangelo stesso. Che, in tal modo, diventa palpabile realtà.

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